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27 febbraio 2016

Tre punti è meglio che… niente. La gestione di una punizione

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Il rimpianto di Francesco Pierantozzi, a caldo, dopo la sconfitta dell'Italrugby contro la Scozia, è legato a una scelta sbagliata a una decina di minuti dalla fine della partita: perché non prendersi un piazzato da 3 punti anziché giocare alla mano? Tre punti sicuri, sotto i pali, ecco quello che si sarebbe dovuto fare…

di Francesco Pierantozzi

Quando si perde di 16 punti, nettamente, con difficoltà in mischia chiusa (evidenti), qualche errore in touche, sviste in difesa, mancanza di disciplina… sembra strano trovare un colpevole nella “gestione” della partita.

Nelle decisioni prese sul campo contro la Scozia, nel derby del “cucchiaio di legno”, una su tutte: con una decina di minuti alla fine della partita, sotto di nove punti, 20-29, perché non prendersi un piazzato da 3 punti anziché giocare alla mano, senza un disegno preciso ma solo con la forza della volontà, della rabbia di reagire? Tre punti sicuri, sotto i pali, scozzesi più vicini, sotto il break (la meta trasformata… cioè 7 punti) ecco quello che si sarebbe dovuto fare…

Forse un modo di giocare da ragionieri, da piccoli capitalizzatori, ma in quel momento anche un “world class player” come Parisse, il nostro capitano, avrebbe dovuto andare per il concreto, non pensare in “grande” per spingere sull’acceleratore e provare ad andare in meta senza… riuscirci. Un azzardo, certo, chi non ci prova non sbaglia. Difficile criticare l’unico fuoriclasse vero che l’Italia ha e ha avuto negli ultimi 10 anni, individualmente grandissimo, però anche lui, riguardando la partita contro la Scozia, se ne renderà conto. Avvicinarsi nel punteggio, far tremare certezze, sfruttare l’effetto Olimpico… Magari sarebbe finita nello stesso modo, magari no. Con un brutto italiano: tre punti è meglio che… niente!

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