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09 novembre 2016

Trump e lo sport Usa, un match tutto in rimonta

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Promette di essere il presidente di tutti gli americani. Non è di certo il presidente di tutto lo sport. Da capire che ne sarà della candidatura di Los Angeles 2024. Ma la Nascar, il wrestling e il golf (a metà) intanto fanno festa

di Lia Capizzi

Promette di essere il presidente di tutti gli americani. Per il momento non è di certo il presidente di tutto lo sport, Donald Trump. 

Da capire, subito, che ne sarà della candidatura di Los Angeles per i Giochi del 2024, con la rivale Parigi che forse sta già sorridendo. Perché il sindaco di Los Angeles, il democratico Eric Garcetti, aveva minacciato di ritirare la candidatura olimpica in caso di successo di Trump. Enorme è il punto interrogativo legato al doping, lo sfondo è lo scandalo della Russia, il "doping di stato", che ha provocato toni da guerra fredda tra Obama e Putin. Adesso però c'è un Trump che da sempre si vanta di avere ottimi rapporti con Putin, e al quartiere generale della Wada di certo non stanno sorridendo. 

Trump e il basket, storia di un NON-amore, con quasi tutta l'Nba apertamente schierata per Hilary Clinton: con tweet, endorsement e speech pubblici come quello sul palco di LeBron James, per non parlare di Adam Silver (commissioner Nba) che ha donato 2,700 $ per la candidata democratica. Unica mosca bianca l'ex stella Dennis Rodman, che scomettiamo proporrà a Trump un viaggetto in Corea del Nord dall'amico Kim Jong Un. Pure nel baseball Trump non è decisamente amato. Il presidente dei neo campioni del mondo dei Cubs, Theo Epstein, a settembre aveva organizzato la raccolta fondi per la Clinton. Senza contare i tanti campioni di baseball fuggiti da Cuba illegalmente. Quegli immigrati che Trump lo scorso marzo ha definito "serpenti velenosi" in piena campagna elettorale. Trump ha giocato a calcio, al college, ma da uomo d'affari il soccer non l'ha mai calcolato. Aveva investito nel football americano nel 1983, comprando i New Jersey Generals con intenti di secessione dalla NFL per creare una nuova lega: rimediò invece una figura barbina, costosa.

Ci sono però due sport che possono essere considerati due feudi di Trump. La Nascar è tutta dalla sua parte, dall'amico chairman Brian France alla maggioranza dei piloti che festeggia il neo presidente a stelle e strisce. E' praticamente casa sua il wrestling: ci sguazza, appoggiato da tutti i campioni, rapporto nato quando a metà 2000 organizzò eventi nei suoi casinò di Atlantic City. E poi c'è il golf, quel mondo su cui Trump ha investito e tanto, proprietario di 20 campi da mille e una notte in giro per il mondo, dal Doral a Miami a quello scozzese ad Aberdeen. Lo appoggia un mito come l'Orso d'Oro Jack Nicklaus che lo ha votato, ma negli ultimi mesi da molti è stato pure silurato: le sue pesanti affermazioni sui musulmani e sulle donne hanno fatto fuggire molti sponsor e istituzioni sportive. Così, ora quella con lo sport per Trump è una partita da rimontare.

 

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