L'intervista. Il coach Di Nino: vedrete dove arriveranno

di LUIGI VACCARIELLO

Tre bambini bianchi che sognano, una piscina di 12,5 metri nel cuore dell’Africa, un papà che si diverte a scarabocchiare numeri che significano tempi nell’angolo più nascosto del proprio taccuino e un futuro tutto da scrivere.

Fine anni ’80, casa Dunford a Nairobi, capitale del Kenya, è da qui che parte la favolosa storia che porterà Jason e David a diventare i primi due kenioti (e anche gli unici due bianchi della spedizione) a rappresentare nel nuoto a un’Olimpiade, Pechino 2008, questo paese africano bagnato dall’Oceano Indiano, da sempre famoso e vittorioso nella competizione a cinque cerchi nel mezzofondo e nell’atletica leggera.

Jason e David rappresentano due delle poche migliaia di bianchi (sugli oltre 31 milioni uomini di colore) che popolano il Kenya, ma sono kenioti a tutti gli effetti, orgogliosi delle proprie origini e fieri della Nazione che rappresentano, il cui inno sognano di far suonare alle prossime Olimpiadi di Londra. Ed è proprio la voglia di regalare finalmente una medaglia, che non sia di atletica, ma di nuoto al proprio paese che li ha condotti tra Caserta e la vicina San Prisco nello scorso giugno. Da quelle parti, di africani ce ne sono parecchi, alcune volte sono saliti agli onori della cronaca per ragioni che ben poco hanno a che vedere con lo sport.

Ma in quel lembo di terra della Campania hanno posto le loro basi, da circa un anno, anche Andrea Di Nino e la sua A.D.N. Swim Project. Un team di atleti internazionali, senza italiani se non nello staff, che ha come obiettivo dichiarato quello di vincere. Ed è per tale ragione che Jason e David Dunford sono corsi in Italia subito dopo essersi laureati a Stanford. La scelta di abbandonare gli States non è stata casuale. All’A.D.N. si allenano atleti del calibro di Cavic, Korotyshkin e Mankoc, nuotatori dal riconosciuto valore internazionale che hanno deciso di preparare i grandi eventi natatori (Europei, Mondiali e Olimpiadi) con quello che Jason e David definiscono “a great coach” e “World famous coach”.

La storia - La passione per l’acqua, e successivamente per il nuoto, a Jason e David la trasmette il fratello maggiore Robert, l’unico dei tre che poi smetterà. Jason inizia a gareggiare a 6 anni, David, di due anni più piccolo prova da subito a seguire le orme del fratello. I tre fratellini hanno passione a talento, ma il Kenya anche per l’agiata famiglia Dunford è pur sempre Africa e di piscine coperte non ce ne sono. “In inverno eravamo obbligati a nuotare in vasche dove la temperatura non superava i 20 gradi e il più delle volte eravamo costretti a dividerla con le rane” ricorda David. I genitori decidono di spedire i tre figli a continuare gli studi in Inghilterra, al Marlborough College, nel Wiltshire. Robert a 13 anni decide di abbandonare il nuoto, Jason e David invece incontrano sul proprio cammino il professor Peter Sullivan, che aveva alle spalle un passato da discreto nuotatore, che li invoglia a proseguire.

I due fratelli crescono e con il passare del tempo e delle gare capiscono che il nuoto può essere sì una professione ma anche il mezzo che potrebbe portarli a partecipare all’Olimpiade. Finito il college, Jason e David decidono di emigrare negli Stati Uniti, il nuoto mal si concilierebbe con Oxford e Cambridge. Le due opzioni sono Stanford e Berkley, California. Jason sceglie la prima, dopo due anni lo raggiunge anche David. I due vengono aggregati alla squadra dell’università dove suscitano subito la curiosità e anche l’incredulità dei loro compagni-colleghi americani con i loro aneddoti sulla loro vita in Kenya.

“Rimanevano sempre sbalorditi, come quella volta che raccontammo di quando la nostra casa venne attaccata da una banda di banditi armati di machete che noi respingemmo grazie all’aiuto di due pistole che avevamo a portata di mano, fortunatamente non si fece male nessuno” ricorda sempre David. L’esperienza americana aiuta tantissimo i due fratelli. Jason sale agli onori della cronaca nel settembre del 2006 quando ai campionati africani di Dakar vince l’oro nei 100 farfalla. A quella medaglia se aggiungeranno altre, tanto di Jason quanto di David. Finiscono in prima pagina su tutti i giornali del paese. Diventano due eroi.

Nel marzo 2007, a Melbourne, sempre Jason diventa il primo keniota a qualificarsi per una finale dei Mondiali e dopo le otto medaglie vinte agli All-Africa Games nel settembre dello stesso anno ad Algeri viene ricevuto con tutte le onorificenze del caso dal presidente Mwai Kibaki ed eletto sportivo del 2007. Ma l’anno della definitiva consacrazione è il 2008. Quello delle Olimpiadi di Pechino.

I due fratelli sono i primi kenioti a partecipare ai Giochi nel nuoto. In Cina Jason lascia subito il segno insidiando Phelps in batteria, stabilendo il nuovo record olimpico. Jason finisce su tutti i giornali del mondo, il New York Times gli dedica un editoriale. Jason eccelle nella farfalla e ha solo 21 anni, chiude quinto la finale olimpica tanto discussa per il tocco-non tocco di Phelps e Cavic. Ma anche sullo stile libero, specialità preferita da David che a Pechino sarà il teenager più veloce con quel suo 22’’29 nei 50sl, Jason si difende.

I Giochi “ci hanno dato la consapevolezza a 21 e 19 anni di essere giovani e pronti a puntare in alto a Londra” confessano i due. Non a caso ai Mondiali di Roma David riuscirà a superare le batterie e qualificarsi per le semifinali della gara regina: i 100sl. Mentre a Jason verrà affidato il ruolo di capitano della squadra della Stanford.

Ma questo è già passato, il futuro si chiama Londra 2012, il presente Italia. Sono passati pochi mesi dal loro arrivo alla corte di Di Nino e i due Dunford, sempre sorridenti e gioviali, sembrano già due casertani doc. Amano il clima, il cibo, soprattutto la mozzarella di bufala, la cultura e l’arte. Magari tra un po’ concederanno interviste in napoletano e non più in inglese. Una cosa è certa, Jason e David hanno talento, tantissimo talento. Di Nino paragona Jason a Phelps per il tipo di nuotata e guarda ad entrambi con ottimismo: “E’ prematuro dirlo, sono arrivati da poco. Sono desiderosi di crescere, in ogni allenamento hanno voglia di imparare dai tecnici e dai loro compagni di corsia. Sono atleti molto giovani, ovviamente migliorabili, e questo è lo scopo dell’A.D.N. in vista di Londra 2012”.

Il primo impegno sono i Giochi del Commonwealth ad ottobre, prima delle Olimpiadi londinesi, ci saranno i Mondiali di Shanghai il prossimo anno. E i due kenioti bianchi sono pronti a trasformarsi come i loro connazionali dell’atletica in gazzelle, ma d’acqua.