di Alessandro Puglia
(da Jesi)

“Muore lentamente chi evita la passione, chi non rischia la propria sicurezza per l’insicurezza di un sogno”. Saranno anche i versi più celebri del poeta cileno Pablo Neruda, ma letti nel braccio sinistro della campionessa mondiale di scherma fanno un certo effetto. Elisa Di Francisca, 28 anni, jesina, si presenta così. Fuori dalla pedana. Con un tatuaggio dove è incisa una metafora della vita, in jeans e maglietta, lo smalto grigio e una canzone “Life on Mars” di David Bowie che, dalle casse della sua Bmw coupé, diventa la colonna sonora delle sue vittorie.

Io, la Medaglia d’oro – La soddisfazione più grande ai Mondiali Parigi, il 7 novembre 2010, quando ha battuto la brianzola Arianna Errigo, nella finale di fioretto individuale 15-11, oltre la vittoria a squadre con il Dream Team azzurro: “E’ come se fossi stata in un posto buio, con le pedane, l’avversario. Non ricordavo il luogo, l’arbitro, il palazzetto. Ho appena visto un dvd per vedere quei momenti da un’altra prospettiva, come hanno fatto i miei genitori che erano lì ai Mondiali. Quando vinci è anche per le persone che ti stanno vicino”. 15-11 è un punteggio che Elisa conosce molto bene. In una delle quattro tappe della Coppa del mondo l’ha ripetuto: a Seul, il 7 giugno, contro la stessa Arrigo.

Valentina Vezzali, la rivale - A Jesi,  la competizione è di casa, come quella con la leggenda Valentina Vezzali, anche lei del gruppo sportivo Fiamme Oro. Elisa Di Francisca, da un paio di anni a questa parte, l’ha sconfitta più volte, togliendole la medaglia d’oro nel fioretto individuale a Parigi (la Vezzali arrivò terza), battendola nella finale dei Campionati Italiani a Livorno, il 29 maggio, 5-4 dopo il minuto supplementare e ripetendo così il successo del 2010, a Siracusa, ancora contro  “ValeOro”: “In pedana c’è sempre rivalità, anche se ti trovi a combattere con un tuo parente. Quando metti la maschera devi pensare a vincere. Con l’Arrigo abbiamo un rapporto amichevole. Con la Vezzali no. Valentina è un animale da pedana. E’ una grande forza della natura, ha vinto quello che ha vinto, ma non può perdere, soprattutto con una persona del suo stesso paese”. Per Elisa Jesi è il luogo ideale: “Te poi fermà a fa du chiacchere col fruttaiolo”, e dopo la medaglia d’oro, ma forse anche per la sua semplicità, la popolarità jesina va dalla sua parte. Come? In Autobus. La compagnia di autotrasporti Crognaletti ha pensato di dedicargli un’intera fiancata con tanto di gigantografia per beneficienza: “Speriamo non lo veda Valentina”. E scoppia a ridere: “Si, me sto più simpatica io”.

A Catania per i Mondiali 2011 - Per Elisa Di Francisca e il Dream Team azzurro l’agenda estiva è piena d’impegni. Dal 13 al 19 luglio a Sheffield, dove si disputeranno gli Europei, e dall’8 al 16 ottobre a Catania che ha battuto Budapest per ospitare i Mondiali di scherma del 2011. La schermitrice di Jesi ha origini sicule, il padre è della provincia di Enna, e vincere in Sicilia sarebbe un en plein agonistico e di ricordi: “Ogni volta che vado in Sicilia mi sento a casa. La gente non ha perso i veri valori come il rispetto dell’amicizia, l’amore, l’ospitalità. Credo che sarà un mondiale diverso, più casereccio. E ci sarà un grande tifo, non come a Parigi dove i francesi ci hanno fischiate. E poi vabbè, in Sicilia c’è un mare stupendo e le granite di gelsi con la brioscia...".

Schermaglie... d’attesa – Aspettando i Mondiali di Catania e le Olimpiadi di Londra del 2012, la Di Francisca si concentra su quella che lei considera una tecnica vincente, il gioco d’attesa: “Anche se delle volte sono impaziente, bisogna sapere aspettare. Come quando mi trovo in camera di chiamata: quest’attesa è caratterizzata da momenti di adrenalina, soffri, vivi. Pensi: vinco, perdo, vinco, perdo, che faccio. In testa hai 3250 miliardi di penseri. E devi tenere insieme tutto. E’ come nel Sabato del Villaggio, la poesia di Leopardi. E’ l’attesa in sé, tutto quello che c’è prima che è bellissimo”.

Il sorriso di Elisa Di Francisca si riflette tra i mattoni color biondo miele dei suoi luoghi. L’armonia e l’eleganza di chi sta nell’Olimpo della scherma con umiltà. In punta di piedi. E con quella poesia, che non è solo un tatuaggio sul braccio, ma è una dote dell’anima necessaria quando tiri di fioretto.

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