Mai dire mai. Perché i campioni non mollano fino alla fine e tengono per ultima la zampata vincente. Lo ha ribadito Federica Pellegrini nella finale dei 200 metri stile libero, al mondiale di nuoto di Shanghai, lanciando l'attacco vincente negli ultimi 50 metri, quelli che hanno annichilito le avversarie.

La rimonta è roba da specialisti della vittoria. Come dimostrò Pietro Mennea, grande campione di atletica leggera che nel 1980, a Mosca, conquistò l'oro alle Olimpiadi sui 200 metri piani grazie a uno strepitoso recupero sull'inglese Allan Wells. Tutta cuore e abnegazione fu la vittoria costruita dai fratelli Giuseppe e Carmine Abbagnale (Olimpiadi di Seul '88) nella gara del due con (al timone il mitico Giuseppe 'Peppiniello' Di Capua) respingendo la rimonta, in una gara tiratissima, di tedeschi dell'est ed inglesi. Josefa Idem, argento a 41 anni ai mondiali di canottaggio in Ungheria nel 2006, la sua impresa la costruì nel K1 500 metri, chiudendo seconda dietro la padrona di casa Dalma Benedek, dopo aver scavalcato con un rash finale la cinese Zhong Hongyan.

Nel 1972, al Mondiale di ciclismo su strada di Gap (Francia), a subire il sorpasso fu Franco Bitossi, conquistando un beffardo argento, battuto proprio sulla linea del traguardo da Marino Basso. Bitossi si 'piantò ' a pochi metri e restano le immagini della sua delusione.

A St. Moritz, nel 1974, fu Gustavo Thoeni a far piangere Pierino Gros. Nella seconda manche dello slalom mondiale Thoeni partiva staccatissimo (ottavo), mentre l'altro a metà gara era primo. Ma sul podio salì Thoeni, per una rimonta nello sci rimasta leggendaria. Ed allo sconfitto, rimasto a bocca asciutta, non restarono che le lacrime, "le uniche versate in carriera" confessò Gros anni dopo. Si consolerà vincendo la Coppa del Mondo assoluta.