Fiona May "salta" con Sky. I Giochi in 3D

Sono già 42 i pass azzurri per Londra 2012

di Luciano Cremona

Sarà difficile fare peggio, anzi, impossibile. Gli ultimi Mondiali di atletica, nel 2009 a Berlino, si chiusero con un grido di dolore nei confronti del movimento azzurro, che tornò dalla Germania con il numero 'zero' nella casella delle medaglie. Sabato 27 partono i Mondiali a Daegu, in Corea del Sud. E l'Italia si presenta con la spedizione più snella della storia, con solo 33 atleti. Eppure qualche possibilità di medaglia c'è.

Vizzoni. Non ci sarà Andrew Howe, vittima del doloroso infortunio al tendine d'Achille. Le speranze azzurre si racchiudono principalmente in tre nomi. Quello del capitano, Nicola Vizzoni (lancio del martello); quello di Antonietta Di Martino (salto in alto); e quello di Alex Schwazer (marcia 20 km). Vizzoni, 38 anni a novembre, stupì il mondo nel 2000 conquistando l'argento a Sidney. Undici anni dopo è ancora in pista, per il suo ottavo mondiale, record italiano. E non è volato in Corea per partecipare. L'anno scorso ha vinto l'argento europeo a Barcellona. E lo scorso maggio ha lanciato il martello a 80,29 metri, quinta misura mondiale dell'anno. Il suo urlo, che lo accompagna in ogni lancio, è anche l'urlo di dolore di chi è capitano di una nazionale sempre più ridotta: "Manca una vera cultura sportiva in Italia". E così bisognerà aggrapparsi ai suoi muscoli.

Di Martino.
C'è poi Antonietta Di Martino. Anche lei non è più di primo pelo: a giugno ha compiuto 33 anni. Ma l'exploit del 2007 a Osaka, quando vinse l'argento, non è irripetibile. Innanzitutto lo scorso marzo la Di Martino si è laureata campionessa europea indoor, saltando 2,01. E poi la grande favorita, Blanka Vlasic parteciperà ai Mondiali nonostante una forma fisica tutt'altro che positiva. Perciò la piccola campionessa (169 cm!) è pronta a stupire di nuovo.

Schwazer. Chi vuole invece tornare a vincere dopo una crisi che sembrava definitiva è Alex Schwazer. Lo scorso anno agli Europei terminò urlando che avrebbe smesso. Troppa fatica, i risultati non venivano più, il peso degli occhi addosso che lo schiacciava. Poi l'infortunio sugli sci, il cambio di allenatore e la voce nuova di Michele Didoni che lo ha avvicinato ai 20 km. Così Alex ha ritrovato fiducia in se stesso e voglia di lottare. Domenica alle 2 (ore 9 a Daegu) sarà bene svegliarsi per accompagnare Alex verso la medaglia.

Gli altri. La marcia, storicamente, regala soddisfazioni. E non ci sarà da tenere d'occhio Scwazer. Sempre nei 20 km maschili, ha buone possibilità di mettersi in mostra Giorgio Rubino (classe '86). Chi punta ad una medaglia è certamente Elisa Rigaudo, 31 anni, bronzo alle Olimpiadi di Pechino. Qualche possibilità nel triplo: soprattutto in quelo femminile, con Simona La Mantia, campionessa europea indoor in carica; più difficile un exploit di Fabrizio Donato, classe '76. Buoni piazzamenti, ma che difficilmente si trasformeranno in medaglie, sono attesi dalle lanciatrici: Zahra Bani (giavellotto), Chiara Rosa (peso) e Silvia Salis (martello).

Vecchi a chi? E se come detto è proprio la Idem a dare la cifra di come sta il movimento sportivo italiano, è bene ricordare che anche nell'atletica i risultati migliori sono spesso arrivati da atleti che avevano superato la trentina. Fabrizio Mori, ad esempio: classe 1969, esplose nel 1998, con il bronzo agli europei. L'anno successivo, ecco l'oro mondiale, bissato dall'argento di due anni più tardi, a 32 anni compiuti. Stessa storia per Fiona May, che vinse il suo secondo oro mondiale a Edmonton, nel 2001, a 32 anni. Anche Sara Simeoni riuscì a risalire sul podio olimpico, scollinati i trentanni: ne aveva 31 quando vinse l'argento (sua terza medaglia olimpica) a Los Angeles nel 1984. E poi c'è l'esempio massimo: quello di Stefano Baldini, dio di maratona nel 2004, ad Atene, a 33 anni già compiuti.