Sono innocente, e farò di tutto per riuscire a provarlo. Così il neocampione del mondo di pugilato, categoria pesi massimi versione Wba, l'australiano Lucas Browne si difende dall'accusa di doping che gli è piovuta addosso dopo che è risultato positivo al clenbuterolo, sostanza vietata che aumenta il metabolismo e brucia i grassi. Browne il 5 marzo scorso ha conquistato la corona battendo a Grozny, in Russia, l'uzbeko Ruslan Chagaev per kot al decimo round.
 

"Sono completamente innocente" ha detto il 37enne pugile australiano, il primo nella storia del suo paese ad aver vinto il mondiale dei massimi, aggiungendo che "purtroppo sui media questa vicenda sta avendo molto risalto. Molte persone che pensavo fossero amiche ora dicono che sono un imbroglione, quando in realtà non sanno nulla di questa vicenda. Voglio rassicurare i miei tifosi, tutto il mondo del pugilato e tutta l'Australia che io non faccio uso di droghe e non sono uno che imbroglia con il doping".
 

Il manager di Browne, l'ex pugile britannico Ricky Hatton, ha confermato che al suo assistito è stato notificato il risultato dei test da cui risulta positivo al clenbuterolo. "Browne è un atleta pulito e come tale è arrivato al match di Grozny, ora faremo nostre ulteriori indagini sulla vicenda" ha detto Hatton.
 

Browne ha poi reso noto che il suo team ha organizzato per l'agenzia mondiale antidoping Wada dei test prima e dopo il combattimento con il rivale Chagaev, per non dover utilizzare i test russi. "Sarebbe stato oltremodo stupido da parte mia - ha osservato il pugile - prendere qualche sostanza vietata, sapendo che ci sarebbe stato il test". Browne infine ha detto "di non aver nemmeno mai saputo dell'esistenza di un prodotto chiamato clenbuterolo che servirebbe per facilitare la perdita di peso, una cosa ridicola per un peso massimo. A questo punto dico che il test positivo potrebbe anche essere il risultato di un sabotaggio".