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LA SFIDA. Il 2 febbraio 2011 la spedizione formata dall'italiano Simone Moro, il kazako Denis Urubko e l'americano Cory Richards compie un'impresa storica: raggiungere la cima del Gasherbrum II, Pakistan, d'inverno
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LA PARTENZA. "La mia è una preparazione continua - dice Moro -. Singolare il momento in cui faccio spesa prima della partenza: compro di tutto, ma in cima l'alimentazione è naturale. Rigorosamente cibo italiano"
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LO ZAINO. "Senza carico pesa all'incirca 1 chilo - ricorda Moro -. Quando si impara a sistemare il contenuto si arriva attorno ai 20"
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IN VIAGGIO DAL 1992. Simone Moro è stato protagonista di 44 spedizioni. Quella sugli 8.035 metri del Gasherbrum II passa alla storia perché portata a termine per la prima volta in inverno
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A -50°. Temperature estreme richiedono ovviamente un'attrezzatura adeguata: "A quell'altitudine la neve è polvere"
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LA TATTICA. Il successo di questa impresa sul G2 passa attraverso una tattica che Moro ha studiato attentamente: "Ho capito che biosgnava puntare su un'attenta analisi del meteo. Nulla di nuovo, lo facevano anche i grandi esploratori del passato"
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I PRECEDENTI. La rincorsa al G2 è partita da lontano, da quei tentativi falliti sul Broad Peak, tra Cina e Pakistan, nel 2007 e nel 2008
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L'OBIETTIVO. Broad Peak resta un obiettivo di Moro, ma la prossima sfida però potrebbe portarlo sul Nanga Paraba, la "montagna killer"
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AL CALDO. Il sacco a pelo come fondamentale compagno di viaggio: "Un dramma -dice Moro- quando si è al calduccio e ti scappa..."
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LA TECNOLOGIA. Quella satellitare ha aiutato la spedizione di Moro a salire in cima al G II: "Sentivamo spesso l'esperto meteo in Austria: è grazie a lui che abbiamo individuato i giorni di tregua dal maltempo per andare su"
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3 GIORNI. Sono quelli individuati dall'esperto meteo per effettuare la salita in cima al G2 e durante i quali il maltempo ha dato tregua alla spedizione
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LA PAPPA. Rigorosamente italiano: "Cibi della nostra dieta messi sotto vuoto, come avevano già sperimentato i grandi esploratori polacchi". Anche se con -50° è molto difficile sciogliere l'olio per i condimenti...
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44 SPEDIZIONI. Tante sono le avventure di Simone Moro dal 1992 ad oggi. E' questa l'anno in cui diventa un alpinista himalaiano
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IN CORDATA. Queste scalate si svolgono in cordata, cioè con gli esploratori legati ad un'unica corda e che si muovono in fila indiana
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DALLE DOLOMITI AL K4. Ha iniziato a praticare arrampicata all'età di 13 anni, cominciando sulle montagne di casa e spostandosi successivamente sulle Dolomiti
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LA PASSIONE PER GLI 8.000. Ha realizzato oltre 36 spedizioni alpinistiche extraeuropee ed è salito nove volte su una vetta di oltre 8000 metri
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L'ACONGAUA. Al suo attivo ci sono inoltre cinque salite su cime di 7.000 metri e altrettante su cime di 6.000 metri. Ha compiuto inoltre altre salite importanti nella stagione invernale, quali ad esempio la parete sud dell'Aconcagua nel 1993
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"NO LIMITS". Ha inoltre praticato ogni forma di alpinismo: su roccia, su ghiaccio, misto, alta quota; dry tooling; arrampicata sportiva. Ha partecipato a gare internazionali di skyrunning e sci alpinismo e ancora oggi pratica tutte queste discipline
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IL LIBRO. Nel 2003 ha pubblicato il libro "Cometa sull'Annapurna", nel quale ha raccontato la tragica spedizione dell'inverno 1997 sull'Annapurna dove fu travolto da una valanga
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DIAMIR 2006. Insieme a Jean Christophe Lafaille, ha aperto una nuova via sul versante Diamir del Nanga Parbat, ma ha dovuto ritirarsi prima della vetta a causa della scarsa acclimatazione
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LA FAMIGLIA. Ha una moglie e due figli. "Ai miei bambini spero di aver trasmesso la voglia di sognare", dice
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NIENTE K2. La prossima avventura non lo porterà lì: "E' in programma già un'altra spedizione. E poi mia moglie ha sognato che non tornavo vivo da lì"
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I FERRI DEL MESTIERE. Massaggio ai piedi per Simone Moro dopo una lunga e gelida giornata sul Gasherbrum II
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CORY RICHARDS. Lo scalatore americano, compagno di viaggio di Moro, ha scolpita sul volto la paura dopo la valanga che li ha travolti durante la discesa dal GII