Italia, serve un miracolo. Ma quanto ci piacciono le imprese
PIERLUIGI PARDO, inviato di SKY Sport alla Confederations Cup, ci porta verso la sfida con il Brasile: "Parla solo Lippi alla vigilia? Allora qualcosa è scattato nella testa dei giocatori. Come sempre nelle difficoltà. Oggi uniti, domani si vedrà"
21 giugno, 2009
La divisa dell'Italia alla Confederations Cup 2009
Fino al fischio finale contro il
Brasile conta solo la ragion di stato. Domani, nel caso, dibattito e processi.
Ma oggi no. Si va compatti, uniti, cercando l'impresa. Il mezzo silenzio stampa
della vigilia, ha parlato solo Lippi i giocatori sono rimasti muti, può
significare due cose. O che i nostri sono molto permalosi, e questo sarebbe un
limite, quella parola "mummie" era un ovvio, gioco giornalistico e non certo un
insulto; o che qualcosa davvero è scattato nella loro testa, che può portarci al
miracolo. Già, la parola miracolo, italianissima, quella che spinge a superare i
nostri limiti nei momenti di difficoltà, quando tutto sembra perduto, che ci
porta a ritrovare un minimo senso comune di fronte all'emergenza.
Siamo un
popolo e un Paese illogico e straordinario, non sappiamo fare squadra fino a
quando non abbiamo le spalle al muro, come stasera. Il calcio, ovvio, non è la
vita, ma guai a sottovalutarlo. Fateci caso, i mondiali che abbiamo vinto sono
stati sempre da outsider, nell’82 la rivolta contro i giornalisti dopo le prime
partite sconcertanti, nel 2006 il "noi contro tutti" post-calciopoli. Stasera, con le dovute proporzioni siamo nella stessa situazione.
Coraggio.