Testo e foto di Lorenzo Longhi
da
Walsall
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Emilia, Demi e Julia sono a scuola,
come tutti i giovedì. Ma sono anche lì, accanto al papà: in una foto,
ovviamente, perché non hanno il dono dell’ubiquità. Non ce l'aveva nemmeno il
papà, Roberto Di Matteo, per quanto ai suoi tifosi sembrasse essere ovunque, in
campo, prima che ci pensasse un bruttissimo infortunio a toglierlo di mezzo. La
foto è sulla scrivania, ritratto sentimentale in bianco e nero e, nonostante la
scelta cromatica puramente artistica, l’immagine rende bene l’idea della
famiglia, mette allegria. Sul divano, con i bambini, c'è mamma Zoe. "Mia moglie.
Anzi, veramente no: la chiamo così, del resto conviviamo da undici anni e stiamo
insieme da dodici. Non siamo sposati, ma è come se lo fossimo". Sì, una coppia
di fatto. In Inghilterra non c'è proprio nulla di strano né di
problematico.
Walsall, West Midlands, una ventina di chilometri a nord di Birmingham: è qui che si trova il training ground del West Bromwich Albion, attualmente nei piani nobilissimi della Championship inglese, alla ricerca del ritorno in Premier League. “A casa di”, per una volta, si sposta in un ufficio, quello appunto di Roberto Di Matteo, 40 anni il prossimo 29 maggio, che dei Baggies è il manager. Con Capello, Zola, Ancelotti e Mancini è uno dei tecnici italiani che stanno colonizzando l’Inghilterra. Ma lui, Robbie come qui lo chiamano tutti, dal punto di vista professionale è il più inglese di tutti. "In effetti è vero, i coaching badges (l'equivalente inglese del patentino, ndc) li ho presi qui, con la FA inglese, e non in Italia. Perché? Mah, non c'è un vero e proprio motivo, se non che abitavo a Londra e dunque direi che l'ho fatto per comodità".
Già,
Londra. Di Matteo si è trasferito in Inghilterra nel 1996, per giocare nel
Chelsea pre-Abramovich, appena prima di Zola e poco dopo Vialli. È diventato una
leggenda dei Blues, tre volte ha giocato finali di coppa a Wembley e tre volte
ha segnato, in un’occasione prendendosi il record per il gol più rapido in una
finale di FA Cup, nel 1997, contro il Middlesbrough, dopo appena 43 secondi.
Zoe, la compagna, è inglese. Roberto guida la sua Audi con volante a destra
rigorosamente sulla corsia di sinistra ("Ci si fa l'abitudine ma, a dire la
verità, agli inizi un paio di specchietti me li sono portati a casa…", ride), il
suo inglese è pressoché perfetto. Anche troppo, come dimostra un vecchio
spezzone televisivo. "Io comunque sono e mi sento molto italiano. La mentalità britannica e la
cultura inglese le vivo, mia moglie mi ha sicuramente influenzato in questo. Ma
è vero anche il contrario: lei ha imparato a diventare un po' più italiana, come
filosofia, ed in casa mia è proprio quella italiana la cultura che domina".
Anche a tavola: "Io so cucinare, ma Zoe ultimamente è diventata più brava di me.
E alla pie inglese preferisco i cannelloni di mamma Liliana, non c’è
competizione: a Natale è venuta a trovarci, ne ha cucinati in abbondanza,
finalmente".
La sua,
del resto, è la storia di un cittadino del mondo. C’è una doppia emigrazione,
nella sua vita: quella della famiglia, che da Paglieta, in Abruzzo, si trasferì
a Sciaffusa per lavoro, la sua attuale in Inghilterra. In mezzo, il ritorno in
Italia con tanto di Nazionale.
Di Matteo ha rappresentato l’orgoglio di tanti italiani emigrati: resistette
alla chiamata nella Svizzera di Hodgson perché voleva vestirsi d’Azzurro. Ci
riuscì, perse Usa '94 per infortunio ("Credo molto nel destino, fu un peccato,
ma le disgrazie sono altre nella vita. Sono anzi stato fortunato a giocare
quello francese, quattro anni dopo"), lasciò la Lazio prima che iniziasse l'era
vincente e al Chelsea divenne un idolo. Anche se il primo impatto con i pollici
fu piuttosto comico: "Quando arrivai e mi chiesero quanto ero alto risposi in
metri e centimetri. Mi guardarono un po' così: ok, ma in inches? Inches? E che
ne so!”. Non è un caso, del resto, che nel suo ufficio faccia bella mostra una
macchina del caffè. Espresso, per non sbagliare: "È la prima cosa che ho chiesto
quando sono arrivato qui, se era possibile avere una espresso-machine. È
l'abitudine…". Non è l’unico: Ancelotti, nel suo ufficio al training ground del
Chelsea, ne ha una molto simile. Così come il televisore dell'ufficio,
sintonizzato su Sky Sports inglese, per ogni novità di mercato. Ma Ancelotti,
sulla sua scrivania, forse un gagliardetto della federcalcio danese non ce l’ha.
Roberto sì. Ma non indaghiamo,
stavolta.
L'allenatore, anzi il manager, un mestiere che non era
nei suoi pensieri: "Non immaginavo proprio questo tipo di carriera. Mi sono
ritirato in un brutto modo, a causa di un infortunio e, anche se ero rimasto
coinvolto nel calcio, non avevo questo in mente. Dopo il ritiro, non ti rendi
bene conto che è difficile dimenticare il passato così in fretta. Poi,
all’inizio del 2008,
mi è tornata la fame di calcio, l’ambizione di rimettermi
in gioco. E oggi sono qui". Al training ground Roberto passa dalle otto alle
dodici ore della sua giornata: "Con Gianfranco Zola e Poyet andavo a giocare a
golf, hobby molto inglese, ma ora ho meno tempo. E quello che ho a disposizione
preferisco passarlo con i bambini”. A Leamington, tranquilla cittadina a sud di Birmignham, dove si è trasferito dopo aver vissuto a Londra sino alla scorsa
estate. Obiettivo? Il sogno è riportare in alto il WBA e raggiungere Ancelotti,
Zola e Mancini in Premier League: "Con Gianfranco
mi sento spesso, a volte anche con Carletto. Mancini? L'ho chiamato giusto poche
ore fa: volevo in prestito un suo giocatore…".
La
scheda
Luogo e data di nascita: Sciaffusa (Svizzera),
29/5/1970
Status: convive con Zoe, ha 3
figli
Da
calciatore: Sciaffusa (1988-91), Zurigo (1991-92), Aarau (1992-93), Lazio
(1993-96), Chelsea (1996-2000)
In
Nazionale: 34 presenze e 2 gol. Ha partecipato agli Europei del 1996 e ai
Mondiali del 1998
Trofei
vinti: 1 Campionato Svizzero (Aarau, 1993), 2 FA Cup (Chelsea, 1997 e 2000), 1
League Cup (Chelsea, 1998), 1 Community Shield (Chelsea, 2000), 1 Coppa delle
Coppe (Chelsea, 1998), 1 Supercoppa Europea (1998, Chelsea)
Da allenatore:
2008-09 MK Dons (League One, 3° posto), 2009-2010 West Bromwich Albion (The
Championship)
Piatto preferito: Cannelloni (quelli di mamma
Liliana)
Hobby: Golf
Auto:
AudiQ5
Lingue
conosciute: italiano, inglese, tedesco
Ultimo
libro letto: "Il manager come allenatore", di David Bolchover
e Chris Brady
Guarda anche:
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