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di Lorenzo Longhi

There’s only one Vladimir Weiss”, c’è un solo Vladimir Weiss, i suoi tifosi non potranno mai cantarglielo: eppure quello di Vladimir Weiss, ventenne centrocampista del Bolton Wanderers e della nazionale slovacca, nel suo Paese è un nome di culto. Basti pensare che questa sera, quando la Slovacchia - che ai Mondiali giocherà nel girone F assieme all’Italia - affronterà in amichevole la Norvegia a Zilina, Vladimir Weiss sarà in campo, in panchina e in tribuna. Contemporaneamente. No, non è un caso di ubiquità. Semplicemente, Vladimir Weiss non è uno, ma sono tre: padre, figlio e nipote, e rappresentano circa cinquant’anni di calcio slovacco.

Meglio cominciare dalla fine, allora. Classe 1989, il Vladimir Weiss che tra poche ore scenderà in campo accanto ad Hamsik, è un esterno destro di centrocampo tra i più promettenti del calcio slovacco. Da gennaio gioca in prestito nel Bolton, ma è di proprietà del Manchester City e, dallo scorso agosto, è entrato a far parte del giro della nazionale del suo Paese, nella quale sinora ha assommato sei presenze. Artefice delle sue convocazioni è il ct della Slovacchia Vladimir Weiss, classe 1964, che di Vladimir (secondo l’usanza tradizionale da quelle parti, benché poco originale, di dare ai figli i nomi dei genitori) è il padre ed è stato il primo tecnico a qualificare la nazionale slovacca ad una fase finali dei Mondiali.

Vladimir Weiss senior ha anche un importante passato di calciatore: fu a lungo centrocampista dell’Inter Bratislava, ma vestì anche le maglie di Sparta Praga e Kosice guadagnandosi la nazionale. Anzi, due nazionali: 19 presenze con la Cecoslovacchia prima, con cui prese parte ai Mondiali di Italia ’90, e 12 con la Slovacchia in seguito al processo di indipendenza, conclusosi nel 1993, che aveva prodotto anche la separazione delle due federazioni calcistiche.

Ma, a sua volta, anche l’attuale ct slovacco è figlio d’arte. Il nome del padre? Vladimir, manco a dirlo, il Vladimir Weiss da cui è partito tutto e che questa sera sarà in tribuna a “controllare” figlio e nipote. Classe 1939, per undici anni fu difensore dell’Inter Bratislava, di cui divenne una leggenda, e anch’egli giocò nella nazionale della Cecoslovacchia, vincendo peraltro l’argento olimpico a Tokyo nel 1964. Ora tocca al nipote: tre generazioni di calcio e un nome - unico - per una dinastia che non ha eguali. Perché di Vladimir Weiss non ce n’è uno. Ce ne sono tre.