Commenta nel forum di calcio internazionale

L'Intervista: Burgnich, ecco il "mio" Pelé


di LORENZO LONGHI

È il gioco preferito della stampa sportiva: salutare il Mito e poi cercare l’erede. Per quella brasiliana, poi, ancora di più, perché il Brasile ha avuto il più grande calciatore di sempre, Pelé, e dal giorno del suo ritiro è scattata la caccia al suo successore, o herdeiro de Pelé.

Tanti sono stati accostati a o Rei: qualcuno ha portato a termine un’ottima carriera, altri si sono persi, alcuni nemmeno vi si sono avvicinati. È lunga, infatti, la lista di quelli che volevano, o dovevano, essere Pelé. C’è stato Zico, il Pelé bianco, il cui unico problema è stato quello di essere coevo di Diego Maradona, uno davvero più grande di lui. Pur morfologicamente molto diverso da Pelé, qualche anno più tardi qualcuno intravide i suoi geni calcistici in Rivaldo, che nel 1993 debuttò con gol nella Seleçao, proprio come Pelé. Giocava nel Corinthians, visse le sue stagioni migliori in Spagna nel Barcellona quindi si perse al Milan prima e, alla fine, nel lontano Uzbekistan. Campione del Mondo nel 2002, ma a Pelé non si avvicinò affatto.

Nel 1994, a Usa ’94 era fra i convocati verdeoro l’allora 17enne Ronaldo, stella del Cruzeiro e Fenomeno in potenza. Qualcuno in Brasile cominciava a paragonarlo a Pelé, ma Ronaldo era più un 9 che un 10 e se ne accorse il Guerin Sportivo: “È più giusto parlarne come di un degno erede di Tostao e Careca”, venne scritto. Li superò entrambi come centravanti e, almeno nel caso del Fenomeno, l’appellativo di erede di Pelé durò lo spazio di pochi mesi. E se Ronaldinho, per il suo stile da futbol bailado, lontano anni luce da quello di Pelé, mai è stato preso in considerazione come successore, nel 2002, i brasiliani pensarono di averlo finalmente trovato, o herdeiro. Era al suo debutto da professionista e, con la maglia numero 10 del Santos, il 18enne Robson de Souza, Robinho per l’anagrafe del calcio, vinse il campionato brasiliano segnando 10 reti in 30 partite. Fu Pelé stesso a designarlo ma, oggi a 26 anni, il Robinho che poteva essere Pelé non lo è diventato: in mezzo, una carriera da grande firma (Real Madrid e Milan), colpi da genio assoluto ma tante aspettative disilluse.

Così, ecco spuntare il nuovo potenziale erede. Classe 1992, maggiorenne da pochi mesi ma già idolo dei tifosi del Santos (con cui ha vinto il campionato Paulista 2010), Neymar da Silva Santos Junior ha esordito nella Seleçao lo scorso 10 agosto, in amichevole contro gli Stati Uniti: Dunga aveva preferito non convocarlo - nonostante le pressioni della stampa - per il Mondiale sudafricano, lui si è preso la rivincita andando in gol nel giorno del debutto con la maglia verdeoro e un altro ct in panchina. Ora, tutti le aspettative sono sulle sue spalle. Sarà Neymar o herdeiro?