di Vanni Spinella

Centocinquanta milioni per sporcare 112 anni di storia. È il prezzo che pagherà la Qatar Foundation per poter sponsorizzare le maglie blaugrana del Barcellona che mai, prima d’ora, avevano accolto “patacche” sul petto.
Potere dei soldi e della difficile situazione economica del club catalano che, da un lato venderà sì la propria anima, ma dall’altro riuscirà a pagare parte dei debiti in cui rischia di affogare.

Cifre con cui, in un colpo solo, il Barcellona scavalca tutte le altre big d’Europa. I trenta milioni all’anno per cinque anni che la fondazione no-profit in difesa dei bambini verserà nelle casse blaugrana fanno quasi impallidire i 16,3 milioni all’anno che incassa il Chelsea dalla Samsung.
E anche nel “clasico degli sponsor” contro il Real Madrid, il Barça rivince la sfida: le merengues, infatti, incassano “solo” 23 milioni da Bwin e sono, ad oggi, il terzo top club europeo a guadagnare di più dal proprio sponsor di maglia, dopo Manchester United (AON) e Liverpool (il colosso bancario Standard Chartered: accordo dal 2010 al 2014), che hanno firmato contratti da 23,6 milioni.
A rimaner fregata è stata solo l’Arsenal che, nel periodo in cui si stava trasferendo da Highbury all’Emirates, aveva urgente bisogno di trovare l’accordo e si accontentò di 6 milioni di sterline l’anno, all’interno di un contratto combinato da 100 milioni in 15 anni con la Fly Emirates.

Con il colpaccio del Barça e i suoi 30 milioni, la Liga scavalca così in un solo colpo Serie A italiana e Ligue1 francese nella classifica totale dei ricavi.
Le “maglie” italiane fruttano infatti alle nostre 18 squadre (Lazio e Fiorentina sono le uniche senza sponsor) quasi 70 milioni di euro; quelle francesi, tutte insieme (20 squadre, nessuna esclusa), “costano” 58,8 milioni. La Spagna, al momento ferma a 57,5 milioni, dall’anno prossimo salirà sul podio grazie al Barcellona, sfiorando quota 90.
Premier League e Bundesliga sono ancora inarrivabili: le inglesi incassano 128 milioni all’anno dai loro sponsor di maglia, le tedesche 118,5, con lo Schalke che “top club” non è, ma che riesce ugualmente a spillare alla Gazprom (e chi, altrimenti?) 25 milioni all’anno. Più del Bayern Monaco (T-Home, 22 milioni).
Tutta l’Eredivisie olandese porta a casa 42 milioni: noccioline.

E in Italia? Di fronte ai numeri del Barça non possiamo che impallidire. La Fly Emirates conferma di avere il braccino corto, sganciando appena 12 milioni all’anno al Milan (60 per 5 anni fino al 2015).
La Juventus, che aveva trovato un accordo da 240 milioni per 10 anni (2005-2015) con la Tamoil, ha “perso” tutto dopo Calciopoli, con la retrocessione in B che ha permesso al colosso petrolifero di rivalersi di una clausola speciale con cui è saltato l’affare. Oggi, a pagare i bianconeri, è la Betclic (che ha sostituito “New Holland”, 11 milioni l’anno dal 2008 al 2010): 7 milioni all’anno fino al 2012, più premi per i risultati. Con una particolarità: lo sponsor vale solo per la maglia bianconera e per la terza, quella grigia. La maglia da trasferta è “marchiata” Balocco: sponsor piemontese, fortemente legato al territorio, che porta nelle casse juventine 3 milioni in cambio di 12 partite.
Infine l’Inter: all’ultimo anno di contratto con la Pirelli, percepisce 9,2 milioni. Dopo la conquista della Champions, però, la maglia nerazzurra rappresenta una piattaforma molto ambita per gli sponsor. Un motivo in più per vincere anche il Mondiale. E poi dicono che non ruota tutto attorno ai soldi.

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