Prendiamolo come un segno del destino, un segno di riscatto per l'Europa intera: la Grecia qualificata ai quarti di finale, la nazione sicuramente più povera, forse anche quella più distratta dalla crisi che sta devastando l'economia, passa un turno che per lei tutti ritenevamo proibitivo.

Vince contro la Russia dei ricchi, degli ingaggi milionari, dei talenti che oggi tutti vogliono sul mercato internazionale. Vince con un gol del vecchio Karagounis, trentacinque anni di saggezza al servizio di una folle idea che già diventò realtà otto anni fa, in Portogallo. Anche allora contro ogni previsione, contro ogni logica. Scherzi dell'Europeo che perde, al di là di ogni pronostico, la Polonia, una delle due nazioni ospitanti, e, tanto per restare nel paragone finanziario, espressione di una delle rare economie in ascesa dell'intero continente.

Per una sera ci sentiamo tutti greci, alla vigilia di un voto che può decidere la sorte dell'intera comunità europea. Il calcio c'entrerà anche poco con la vicenda politica, con i dubbi della Merkel e la sobrietà di Monti,ma se Cenerentola diventa principessa ci sentiamo tutti un po' più leggeri.

Anche noi italiani, alle prese con questa insopportabile storia del biscotto che rischia di distratte attenzione e forza mentale dall'unico obiettivo che la nazionale di Prandelli può porsi: la vittoria sull'Irlanda di Trapattoni. Tutto il resto, per dirla con Buffon, è chiacchiera da bar. Meglio rifugiarsi nelle favole dell'antica Grecia.