di Lorenzo Longhi

Titolare lo è ancora oggi, così come lo era quella sera del 1993. Molti anni e tanti capelli dopo, infatti, l'uomo che mise sotto scacco l'Inghilterra del calcio è titolare di un negozio di elettronica e tecnologia. Eppure il 17 novembre 1993 Davide Gualtieri, allora giovane attaccante classe '71, divenne una leggenda minore del calcio. Minore, ma poi neanche tanto: provateci voi a segnare un gol alla nazionale inglese, peraltro il gol più rapido nella storia delle qualificazioni Mondiali. Il sogno di ogni bambino o quasi. Bologna, stadio Dall'Ara: San Marino-Inghilterra 1-0, dopo nemmeno un minuto. Poi gli inglesi ne faranno sette, ma pazienza: nella storia c’è rimasto lui, Davide. Eccolo, alla vigilia di un altro San Marino-Inghilterra, quello che si giocherà venerdì sera all’Olimpico di Serravalle.

Gualtieri, titolare lei lo è oggi, ma non lo era mai stato sino a quella sera…
"Esatto, era la mia prima volta dal primo minuto. In genere andavo in panchina, e neanche sempre entravo".

Ci sono fior di fuoriclasse che, in carriera, pagherebbero per la gloria di segnare un gol all'Inghilterra. Lei ci ha messo 8 secondi e 33 centesimi.
"Bello, vero? Tra l'altro ho segnato a Seaman, un grandissimo portiere".

Lo ricorda bene, quel gol?
"Sì, ogni tanto mi capita anche di riguardarlo. Ma solo più tardi ho realizzato quello che era accaduto, compresa la rapidità dell'esecuzione".

(Rewind: calcio d’inizio, Manzaroli-Bonini-Bacciocchi, lancio per… Stuart Pearce: palla persa. Anzi no)

"Io pensavo a correre. C'è stato un lancio in avanti, Pearce aveva il controllo del pallone ma ha sbagliato il retropassaggio. Ma io ho continuato a correre, ho visto che potevo arrivare al pallone e l'ho calciato in rete. Poi ho ripreso a correre per esultare".

Ha fregato quello sbagliato, ma le è andata bene. Lo sa che Pearce è soprannominato Psycho?
"Invece fu molto gentile, tanto che alla fine, nonostante tutto, ci scambiammo la maglia. Quella maglia rossa numero 3 ancora la conservo".

Il giorno dopo, il Mirror le dedicò la prima pagina. Sul fermo immagine con il suo gol titolò - sobriamente - 'End of the world'.
"L'Inghilterra quella sera fallì la qualificazione a Usa '94. Noi lo scoprimmo alla fine, quando le televisioni ci intervistarono e spiegarono che gli inglesi per passare avrebbero dovuto vincere con 7 reti di scarto, ma il mio gol lo aveva impedito".

(In effetti gli inglesi non si qualificarono per il Mondiale, cosa che non accadeva dal 1978. Ma a rigore non andò proprio così: l'Inghilterra, per qualificarsi, avrebbe dovuto battere San Marino con almeno sette reti di margine, ma sarebbe servito solo se al contempo l'Olanda avesse perso a Poznan contro la Polonia. Invece vinse 3-1. Non fu insomma solo il gol di Gualtieri ad eliminare gli inglesi, ma questo alla leggenda non toglie nulla. In Scozia, infatti, vendono ancora le magliette con la scritta ‘Gualtieri eight seconds’).

"L'Olanda, anche quella me la ricordo. Contro di noi giocarono Overmars, Rijkaard, Bergkamp e Winter, poi c'era Koeman che ci faceva paura: ogni volta che c'era un calcio di punizione, pregavamo che non ci colpisse per non finire all'ospedale..."

Qualche professionista però c'era anche in squadra con lei.
"Io sono juventino e ricordo Bonini, che in quel periodo giocava nel Bologna. Ai tempi qualche giocatore d'esperienza ce l'avevamo, erano loro che, sul 4 o 5 a zero, ad un certo punto cominciavano a dare le stecche agli avversari, per far capire loro che non era il caso di infierire troppo".

E la sua carriera?
“Al massimo sono arrivato ai semi professionisti. Poi da pochi giorni ho concluso il corso di allenatore con la federazione sanmarinese”.

Avversari memorabili?
"In quell'Inghilterra c'era Les Ferdinand, che aveva un collo grande come la mia coscia. Un mio compagno di squadra, Gobbi, che era un difensore, gli pestò un piede per evitare che staccasse di testa. Ecco, appunto: Ferdinand staccò lo stesso e alzò anche Gobbi...".

C'erano anche, fra gli inglesi, Ince, che pareggiò, e Ian Wright che ne fece quattro. Fra andata e ritorno, l'Inghilterra a San Marino segnò 13 reti. Ma il mondo si ricorda solo di un gol. Del suo.
"Mi fa sorridere, ma è piacevole che certe cose possano capitare anche alle persone normali. Pensi che ogni tanto c'è qualcuno che sale a San Marino, viene in negozio e chiede di me: mi è capitato di firmare autografi e posare per foto ricordo, come a un calciatore vero. E chi si sarebbe mai aspettato di diventare un personaggio?"