VINCERE E' ANCORA NELLE TUE MANI CON FANTASCUDETTO
TORINO-JUVENTUS 0-1
81' Chiellini
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La Juve fa suo anche il derby della Mole di ritorno, con lo stesso punteggio dell'andata 1-0. Un gol di Chiellini all'81' decide il terzo anticipo dell'ottava giornata di ritorno in Serie A. Il Toro ha giocato meglio per buona parte dell'incontro, mostrando in campo tanta determinazione ma spendendo molte energie; inevitabile il crollo nella seconda parte del match. Tuttavia è stata la Juve ad avere le migliori occasioni, ma si è trovata di fronte un grande Sereni che più volte ha detto di no ai bianconeri. Novellino risolve a favore di Stellone e Rosina i ballottaggi in attacco; a centrocampo Barone sostituisce lo squalificato Zanetti. Ranieri fa parecchio turn-over in vista del Chelsea; in difesa torna Zebina dopo la lunga assenza per infortunio, assente lo squalificato Legrottaglie; centrocampo tutto nuovo con Pulsen e Marchisio in mezzo, Salihamidzic e Giovinco sulle fasce; in avanti la coppia Iaquinta-Amauri.
Primo tempo più vibrante, con Buffon attento su un paio di pericolose iniziative dei granata. Ripresa con meno emozioni e poche occasioni: al 27' punizione della Juve da destra di Nedved, colpo di testa di Mellberg, Sereni respinge, palla a Salihamidzic che va al tiro, tocca ancora Sereni che si salva con la complicità del palo. Poi il gol partita: punizione di Nedved da sinistra, il suo cross è un prezioso assist per Chiellini che di testa da distanza ravvicinata fa secco l'incolpevole Sereni. In classifica la Juve sale a quota 56 e resta a -7 dall'Inter; il Torino, che non vince il derby dal '95. resta fermo a 24 punti.
GENOA-INTER 0-2
1' Ibrahimovic (U), 61' Balotelli
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Ibra è una parola sola. Breve, veloce, un trancio netto. Due minuti, anzi un minuto e mezzo: controllo, pallonetto e zac. Uno a zero al Genoa. E poi due a zero, se la moviola permette. Con un pallone di Balotelli che smozzica la linea di porta mentre il mondo che orbita attorno a Mourinho ancora si sbatte tra il cipiglio medievale o il furore agonistico (conferenza stampa, il suo terreno di battaglia) del portoghese. Ibra, comunque. Torna lui, torna l'Inter. Quindicesimo gol in campionato, un mese dopo l'ultimo. Ibra, la password per Manchester. Dritti al mostro finale, mercoledì. Dopo aver superato, più o meno finalmente, il livello italiano: a galla con la Roma domenica scorsa, sbriciolati dalla Samp mercoledì, di nuovo vincenti al sabato, sempre a Marassi. Vedi come è storto il calcio. Il Genoa da Champions proprio non ce la fa a imitare i concittadini. Una nuvola di pressing, gambe a smulinare, un fiatone continuo. E poi, quelli lì, fanno un tiro in un attimo e fanno gol. Montano una micragnosa partita di stenti e vincono. Tanto li' dietro c'è Julio Cesar che fa difesa da solo, pure quando di difensori proprio non ce n'è più.
In mezzora si fanno male tutti e due i centrali, Materazzi e Burdisso, unici effettivi tra l'altro, visto che Samuel e Chivu non sono ancora pronti e Rivas... Rivas si è reso improponibile dopo la Coppa Italia. Il problema passa a Manchester, certo. Intanto il Genoa chiude il suo sabato con troppe occasioni per non intristirsi davanti al risultato. L'orgoglioso Mourinho ci pensa eccome alla Champions, per questo ripresenta Balotelli, e lascia Adriano a riposare in panchina. Ragionamenti inutili in un niente: Stankovic lancia di prima Ibra, Ferrari se lo perde, al controllo segue il pallonetto e Rubinho è già sconfitto. Uno a zero al 2'. Sporcato il risultato, ecco che tutto accelera. Il Genoa va in apnea all'assalto.
Tanto che Julio Cesar comincia la conta dei miracoli. Nel primo tempo ne fa due puliti: al 21' su Thiago Motta di testa, prima dell'intervallo un doppio colpo su Biava e Milito. Cambiasso regge meglio di Burdisso nella linea a quattro. Ma è chiaro che tocca alla squadra di Gasperini provare a spaccare il copione. Invece si spacca da sola. Al 16' Balotelli si defila davanti a Rubinho, il tiro è lento tanto che Marco Rossi sulla linea lo stoppa, ma poi si incastra a terra e se lo trascina oltre la linea. Forse di un centimetro appena, roba da replay infiniti. Ma tant'è. Due a zero. Il Genoa è incartato nel susseguente tiro a botta insicura di Rossi: errore in difesa, errore in attacco. Gasperini cambia. Dentro Olivera e Palladino. Ma è già fatta. Il forcing è un atto dovuto, ma l'Inter è un riccio. Aculei e guai a chi tocca Julio Cesar. Figurarsi che a un quarto d'ora dalla fine è Biava il più pericoloso, fuori di niente. Ma la folla non trova buchi e non passa. L'Inter invece già pensa a come tradurre Ibra in inglese. A Manchester, è una parola...
ROMA-UDINESE 1-1
55' Felipe (U), 61' Vucinic
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Non ha sortito gli effetti sperati la settimana delle polemiche che, dopo la gara di San Siro contro l'Inter, ha portato la Roma a impattare, per la seconda volta consecutiva, in campionato. L'Udinese esce con un prezioso punto dall'Olimpico, frutto di una gara attenta e improntata sull'attesa e le ripartenze in contropiede. La Roma, in emergenza, con Baptista febbricitante e con Pizarro costretto a uscire prima della fine della prima frazione di gioco, ha provato a vincere una gara partita con due occasioni non sfruttate, da Menez (un gol annullato per evidente fuorigioco), compromessa all'inizio della ripresa, quando Felipe, indisturbato, ha potuto colpire di testa a rete su perfetto assist di Di Natale, e raddrizzata grazie al solito e neo entrato Mirko Vucinic.
L'innesto di Montella, al posto del già citato e infortunato Pizarro, ha solo in parte sortito l'effetto sperato poiché, proprio nel finale, l'aeroplanino, applauditissimo dalla Sud, non è stato cinico sprecando l'occasione del gol vittoria. A compromettere le speranze di successo per i capitolini anche l'espulsione di De Rossi rimediata per proteste. Alla fine, il pari va bene alla formazione di Marino, mentre per Spalletti rappresenta un piccolo passo falso verso la rincorsa alla Champions.




