di AUGUSTO DE BARTOLO

Non potranno dire certo di giocare in casa, almeno 47 squadre su 48, perché gli azzurri, in parte, lo faranno. Eppure l'Arena Civica di Milano sarà il rifugio dei 500 giocatori che parteciperanno, dal 6 al 13 settembre, alla Homeless World Cup. Un evento che si ripropone ormai da sette anni, per combattere una condizione di disagio sociale, di estrema povertà, di dipendenza di chi è costretto a vivere alla fioca luce di portici, di passeggiate e gradinate.

Per una settimana, invece, saranno i riflettori ad illuminare le gesta sportive, e non solo, dei senzatetto. A 99 anni dalla prima partita disputata dall'Italia, proprio l'Arena sarà il teatro in cui si intrecceranno trascorsi complicati e nuovi inizi. Gente, la maggior parte, circa il 77% dei partecipanti negli scorsi anni, che è riuscita a "camminare con le proprie gambe". Per questo, accanto al progetto anche Milan e Inter, tralasciando per un attimo rivalità e campanilismo, sono scese in campo, unite, per dare una mano.

Un calcio alla povertà per abbattere un muro di emarginazione e di autodistruzione semplicemente rincorrendo un pallone veicolo necessario, ma non sempre sufficiente, per trovare una via d'uscita. E allora, all fine, non sarà importante chi avrà vinto la Coppa: conterà, invece, la presa di coscienza che è possibile vincere anche nella vita.