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BIELORUSSIA-ITALIA 3-0
dts
4' e 5' Yurchenko, 95' Veretilo

Casiraghi aveva avvertito: "Non roviniamo tutto". Gli azzurrini non hanno rovinat tutto, di più. Hanno messo una pietra sopra il proprio presente e futuro. La Bielorussia ha ribaltato il 2-0 di Rieti con un 3-0 figlio degli errori dell'Italia. Che dice così addio agli Europei in Danimarca del 2011, ma anche alle Olimpiadi di Londra. Neanche i più pessimisti avrebbero potuto immaginare questo scenario: eppure dopo cinque minuti la Bielorussia era già sul 2-0. Il gol di Veretilo ai supplementari, condito dalla traversa di Okaka, hanno servito il verdetto più duro: l'Italia dei giovani non c'è più.

Avvio choc - Ariaudo e Mustacchio al posto degli squalificati De Silvestri e Schelotto. Gli altri nove scelti da Casiraghi sono gli stessi di Rieti. Passano poco più di tre minuti quando Mannone esce dall'area di rigore su una palla lunga: invece di spazzare in tribuna protegge la palla, aspettando che scorra in fallo laterale. Il centrocampista bielorusso gli soffia il pallone e serve Yurchenko che deposita indisturbato l'1-0. Passa un minuto e una verticalizzazione spalanca la porta ancora a Yurchenko, che batte di nuovo Mannone. È notte fonda. Due pugni che mettono l'Italia sulle ginocchia: la reazione non c'è. Destro prova due volte a girare verso la porta, Okaka vorrebbe essere Balotelli, ma non è la stessa cosa. Più che altro non fa quello che dovrebbe fare, cioè tener su il pallone per alzare un'Italia che ha paura e si arriccia verso Mannone. Fabbrini è l'unico ad essere ispirato: Bolzoni continua a verticalizzare nel nulla, mentre i bielorussi vanno sempre nello spazio mettendo in difficoltà gli azzurri.

Cambi e rammarico - Rispoli e Marilungo per svegliarsi. Fuori Mustacchio e Destro. Il modulo non cambia. Mannone non si sporca più i guanti (a dir la verità sono perfettamente puliti: dopo i due gol avversari non ha più dovuto effettuare una parata). L'Italia prende definitivamente campo, grazie all'illuminante Fabbrini e alla corsa di Rispoli, che ha anche un paio di occasioni per far male. L'arbitro grazia Sivakov del secondo giallo, poi gli azzurrini provano il massimo sforzo tra il 25' e il 35': Ariaudo e poi Okaka, di testa, sfiorano il gol della salvezza. Il cambio Soriano per Poli spegne definitivamente l'inerzia degli azzurri.

Colpo di grazia - Ancora il quinto minuto, decisivo, letale e mortifero. Segna Veretilo, che infila la palla tra le gambe di Mannone, al limite del disastroso. Quando all'11' Okaka anticipa il portiere in uscita, sembra fatta: ma è solo traversa. Segno di una giornata no. Le palle lunghe della disperazione per Ranocchia, spinto in attacco, non hanno fortuna. Ecco, la fortuna è mancata. Ma soprattutto è mancata maturità, è mancata la gestione del risultato dell'andata. È forse mancata la mano dell'allenatore, che colleziona l'ennesima delusione della sua carriera sulla panchina dell'Italia. E così, addio Europei, addio Olimpiadi. Addio, Casiraghi.