NEWS: Sulle tracce di Luther Blissett - Calloni, lo "Sciagurato Egidio"

FOTO: Robinho, quando la palla non vuole proprio entrare

di GIORGIO PORRA'

Sarebbe ora di finirla. E’ una questione di correttezza nei confronti di un attaccante che ha sempre fatto il suo con grande dignità. Ma anche per rispetto della verità storica, troppo spesso sporcata da leggende prive di fondamento. Sarebbe ora di smetterla di rievocare Egidio Calloni, il caro, vecchio “Sciagurato”, ogni volta che il nostro calcio si sganascia davanti agli scarabocchi sottoporta di qualche punta in depressione.

L’oltraggio si consuma in queste ore attorno agli strafalcioni di Robinho, assoluto fuoriclasse dello sciupio offensivo, uno che in carriera ha fatto 129 gol, dunque non pizza e fichi, ma il cui ricordo è ormai scolorito davanti alle recenti comiche in maglia milanista. La stessa indossata dal valoroso Egidio per quattro anni, con 13 centri in 25 partite nella stagione 75/76, quella più produttiva sotto il profilo realizzativo. Ma, a volte, non è dal numero delle segnature che si stabilisce la grandezza di un cannoniere. Nel caso di una figura di questa portata si utilizzano altri parametri, più letterari, meno aritmetici.

Lo “Sciagurato” resta mito irraggiungibile perché nessuno può scippargli il ruolo di più grande virtuoso dei gol divorati. Attenzione, non semplici errori-orrori alla Robinho, con palloni sparati sopra e traverse, no, niente a che vedere, qui si parla di acrobatiche scelleratezze assurte nel tempo a dimensione artistica. C’era del purissimo genio nelle dinamiche concepite dall’Egidio per folgorare Brera. C’era della purissima disperazione negli occhi dei tifosi quando le sue rovesciate si trasformavano in ripartenze avversarie. Con Robinho si ride, molto (soprattutto se accanto a lui c’é il solito Ibra a fare invece il fenomeno), il clima è da gag da cinepanettone, con Egidio no, tutt’altro, con lui, magnifico sperperatore di gol troppo facili, lo sbaglio produceva sgomento, straniamento, un senso tragico di ineluttabilità s’impadroniva dell’intero stadio.

Perciò piantatela di paragonare Robinho a Calloni. Al limite prendete Blisset se proprio necessitate di un bidone rossonero di riferimento. Ecco, col giamaicano si rientra nella normalità delle reti cannate per semplice broccaggine. Come quel famoso penalty calciato a San Siro rimasto indelebilmente nella memoria di chi c’era, e per forza, visto che il pallone si perse addirittura nei dintorni del vicino ippodromo. Il pubblico per un attimo si stropicciò le pupille, poi esplose in un fragoroso applauso. Di compassione, pare. Egidio, per dire, non ha mai avuto bisogno di pacche affettuose. Lui è sempre stato orgoglioso delle sue topiche. E delle prodezze vere, indimenticabili pure quelle. A Robinho spetta il compito di trovarsi la giusta collocazione nella storia. Non pensi neppure per un attimo di affiancarsi a Calloni. Si applichi semmai per non finire sbertucciato come il povero Luther.

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