Stavolta per Juve-Napoli dovranno arrendersi anche gli archivisti più irriducibili. Non parliamo più di José Altafini core ‘ngrato che posticipa di una vita il primo scudetto napoletano e neppure dei tre gol di Careca a Torino. Quelli li racconterà lui stesso, ospite esclusivo del pre-partita su Sky Sport. Questa Juventus-Napoli è davvero un’altra cosa, quasi una prima volta. È un match alla pari, come non lo fu negli anni di Diego re: la vittoria del Napoli era comunque un’eccezione, uno scherzo giocato al destino, predestinato a essere bianconero.

Solo Pogba non partecipa al disegno juventino di restarsene all’ombra, lasciando che i riflettori abbaglino gli altri, quelli del Napoli che mai avevano realizzato 8 vittorie consecutive. Quasi che quella serie e il vantaggio di due punti in classifica facciano più notizia dei 14 successi infilati da Allegri, l’unico a ostentare sicurezza anche quando tutti parlavamo di ciclo finito, di squadra appagata, di progetto da aggiornare con correttivi indispensabili. Allora tutti parlavano di Mancini e di Sarri, l’allenatore in tuta e libretto. Un girone dopo la Juve c'è, ma vorrebbe restare ancora qualche giorno lontano dalla luce.

Difficile, diciamo impossibile quando ti guarda tutta l’Europa e mezzo mondo, quando l’Argentina si divide tra Dybala e Higuain come in Italia accadeva per Coppi e Bartali, quando in Francia si domandano che Nazionale costruirà Deschamps intorno a Pogba nel prossimo europeo da giocare in casa e Conte ancora non ha deciso se perdonare Insigne, ma è stracerto di puntare sulla difesa juventina, visto che non ha Koulibaly. In mezzo a questo festival di motivi più o meno orecchiabili, c’è lo Scudetto. Juve e Napoli stavolta pari sono. E questa è la notizia da consegnare agli archivi, insieme con il risultato impossibile da prevedere.