Come Best, Cruijff e CR7 senza dimenticare Puskas, Di Stefano e Rivera. Magari il nome di Pablo Andrés Gonzalez, 30 anni da Tandil, non scomoderà le leggende del calcio mondiale, certo è che l’attaccante argentino ha ispirato i racconti di Federico Buffa. È successo oggi a Novara, squadra nella quale Gonzalez gioca da oltre 5 stagioni tra Lega Pro e Serie B, categorie alimentate da 64 gol e dall’affetto di un’intera città. In patria lo chiamano El Cartero, ovvero “Il Postino”, dal momento che ad inizio carriera sbarcava il lunario dividendosi tra il campo di calcio e il lavoro da portalettere. Ciò che ha ricevuto al Piola, lo stadio del club, è sicuramente il più apprezzato dei regali.

La visita di Federico Buffa, apprezzato storyteller e protagonista di produzioni Sky come "Storie Mondiali" e "Storie di Campioni", ha incontrato la soddisfazione dello stesso Gonzalez e dell’intera società, spettatori d’eccezione durante il racconto d’autore. Buffa si è soffermato in particolare sulle origini di Pablo tra il mestiere di postino e il Racing Avellaneda, squadra dove iniziò a giocare e dove seguiva dalla curva le partite della prima squadra. Quella curva, la Guardia Imperial, a detta di Buffa è "tra le più affascinanti al mondo. Se cresci in quel posto tutto il mondo ti sembra diverso".


Significativo il passaggio finale di Buffa: se un calciatore di quella squadra viene a giocare qui e un giorno gli chiedono: "Perché se sei così forte vieni a giocare in Italia e non lì?", il ragazzo in questione ti dice no la prima, alla seconda e alla quarta volta ti risponde, nella lingua da cui proviene, la lingua di colui che non ha visto l’orizzonte, di colui che ha vissuto nella capitale del salame: mejor ser la cabeza del ratón que la coda del león. Ovvero, meglio essere la testa del topo piuttosto che la coda del leone. Celebre citazione che ha ispirato la caricatura di Benny, maestro nel campo, un altro splendido omaggio nella giornata di Gonzalez.