Otto partite in cinquanta giorni: l'ultimo blocco di campionato da vivere tutto in apnea per Roberto Mancini e la sua truppa, convinti di riuscire dove hanno fallito all'Olimpico: rosicchiare punti alla Roma, già alla ripresa, facendo leva sull'alleanza con la Lazio. La speranza e l'ottimismo di questi giorni in casa nerazzurra fanno vedere il bicchiere mezzo pieno, ma se si svuoterà, l'Inter ha già pronto il paracadute che - al di là delle rassicurazioni di facciata - porterà ad almeno un paio di cessioni eccellenti.

 

Rispetto a qualche stagione fa (quando Branca riuscì a cedere Coutinho per 12 milioni o a svendere uno come Snejider a 7), adesso l'argenteria di famiglia permette di monetizzare con generose plusvalenze. Perché bisogna essere bravi anche a vendere, non soltanto a comprare.

La lista dei sacrificabili nell'Inter più povera di oggi è ricca, e a seconda delle richieste che arriveranno si deciderà di conseguenza. Per adesso l'Inter conosce già le strategie delle grandi d'Europa. Su Handanovic potrebbero piombare le due squadre di Manchester, su Miranda ci sono il Bayern e lo United, su Murillo il Real Madrid, Brozovic piace all'Arsenal, Perisic a Conte, Icardi a Simeone, Blanc a Mourinho. La squadra dei sacrificabili si fonde con quella di chi non ha mai scaldato Mancini (come Santon, Melo e Jovetic) o chi senza Champions è destinato a rientrare alla base (come Ljajic e Telles).

 

Rafforzarsi cedendo chi vale di più. Non è la strada più veloce per tornare a vincere, ma sicuramente la più virtuosa, e senza alternativa, imposta dall'Uefa. Una spinta in più per tentare la remuntada impossibile.