di Alfredo Corallo

L'ultima volta portò bene. Il "circus" dell'Unicredit Champions League Trophy Tour partì da Milano nel 2009 e qualche mese più tardi Javier Zanetti alzerà al cielo di Madrid la stessa coppa marchiandola a fuoco nel nome dell'Inter mourinhiana del triplete. I nerazzurri non parteciperanno all'imminente edizione 2012-2013 (al via martedì), ma c'è pur sempre un'altra milanese... A rappresentare i colori rossoneri uno dei tre leggendari tulipani che rilanciarono il Milan sul tetto d'Europa: Ruud Gullit. Al suo fianco un altro fuoriclasse e ambasciatore dello sport - che quest'anno dovrà però vederla in tv e "accontentarsi" dell'Europa League -, il "ministro degli esteri" interista Luis Figo. I due palloni d'oro versione '87 e 2000 hanno sfilato con il trofeo in un'affollatissima piazza Duomo raggiungendo trionfalmente l'ingresso dell'hangar-museo allestito da Unicredit e aperto al pubblico fino al 16 settembre (in seguito sbarcherà a Torino, Bologna, Palermo, Napoli e Roma).

Milanisti viziati... - Il primo pensiero del neo cinquantenne Gullit non poteva che andare al suo Milan. "I nostri tifosi sono viziati - scherza l'olandese, a caccia di un club dopo l'esperienza negativa in Cecenia - perché abituati a vincere. Ma quest'anno la società si è mossa diversamente, vogliono un bilancio sano e hanno venduto i giocatori più importanti. Ci vorrà tempo per ricostruire una grande squadra, ma neanche troppo...". Una battuta sulla Juventus: "E' l'esempio di come va costruito un top team. Uno dei problemi storici del calcio italiano è quello legato agli stadi, vecchi, risalgono ancora ai Mondiali del '90. E i bianconeri hanno rimediato: credo sia stato determinante per vincere lo scudetto". La favorita di questa Champions? "Senza dubbio il Real Madrid - sicuro Gullit - perché possiede una rosa ampia e di qualità. Il Barça, con un allenatore nuovo e diversi infortunati, si pone leggermente dietro. In ogni caso inglesi e spagnole hanno qualcosa in più delle italiane".

Papà Luis - Figo, vincitore della Champions 2002 con il Real, è della stessa idea. "Spero di sbagliarmi, ma non vedo Milan o Juve per la vittoria finale a Wembley, i due Manchester e le superpotenze iberiche sono su un altro livello". Quanto manca all'Inter la Champions? "Molto, in termini di prestigio e di finanze, ma stiamo giocando l'Europa League e dobbiamo affrontarla al meglio". Prima di affidare il comando ad Andrea Stramaccioni il portoghese era tra i candidati alla panchina. "Solo rumors, il presidente Moratti non me l'ha mai chiesto - rivela il lusitano -. Voglio crescere i miei bambini e dedicarmi alla famiglia. Se dovessi ripensarci e capissi di avere le qualità per farlo mi piacerebbe allenare una squadra che ho amato e che mi ha dato tanto, come la mia nazionale o l'Inter, naturalmente".

Che notte, quella notte - Prima di lasciare Gullit alle foto con le ammiratrici un pezzo di amarcord. Si potrebbe paragonare il Milan di Sacchi al Barcellona di Messi? "Difficile fare un confronto - ammette l'oranje - anche perché il ritmo oggi è più elevato. Noi eravamo fortissimi, ci divertivamo. Ricordo come fosse ora il Camp Nou nel 1989, strapieno di milanisti, un mare di bandiere rossonere, forse erano 90mila, in quegli anni infatti non molti dello Steaua Bucarest potevano venire in Europa e i biglietti li avevano quasi tutti i nostri sostenitori. Vincere 4-0 e segnare una doppietta è stato semplicemente fantastico!". Se Silvio Berlusconi dovesse chiamarla al Milan? "Sarebbe un onore, come farei a dire di no? Non si sa mai, ma ritengo che ora sia in buone mani".