"Penso molto a quello che farebbe Johan, come è successo anche con la Juventus quando avevo il cappio al collo. Il suo punto di vista era sempre speciale, ti spingeva a farti guidare dal tuo istinto. Davanti alle situazioni complicate penso spesso: 'che farebbe lui?' e questo mi conforta". E’ commosso Pep Guardiola quando ricorda ai microfoni di Rac 1 il suo mentore Johan Cruijff. E’ stato l’olandese a farlo esordire al Barcellona nel dicembre 1990 ad appena 19 anni. “Con la sua morte perdiamo una figura a cui non potremo più rivolgerci quando ne avremo bisogno, che non avremo vicino nei momenti di dubbio. Dall'altro lato ce lo siamo goduti tutti, ci ha lasciato molto".

 

 

"Il professore di una materia che ti piace" - L’attuale allenatore del Bayern Monaco gli deve molto: “Il suo merito è stato, davanti a un gioco così indecifrabile come il calcio, darci gli strumenti per dominarlo, una cosa impossibile a meno di non chiamarti Messi. Io ero un giocatore di talento ma non capivo nulla di calcio. Lui ci ha aperto un mondo affascinante, un film che abbiamo interiorizzato. Ieri parlavo coi miei figli, che non hanno conosciuto Cruijff, cercando loro di spiegare chi era e l'ho paragonato al professore di una materia che ti piace, un maestro di cui non vedi l'ora che faccia lezione. Era un tipo che ti diceva tutto il contrario di quello che avevi sentito per tutta la vita: ti dicevano che perdevi perché non correvi ma un giorno arriva lui e ti spiega che perdi perché corri troppo".

 

 

Quella partita contro il Valencia - Quando l’olandese allenava il Barcellona "ci disse che avrebbe giocato con tre difensori, con Eusebio e Witschge esterni. Pensavamo fosse impazzito e invece vincemmo 3-0 facendo un partitone. E' stato un privilegio poter approfittare della sua generosità e condividerne le conoscenze – ha aggiunto - Ci ha fornito una grammatica per capire il calcio. Il Barcellona va oltre Johan ma è evidente che è stato lui la rivoluzione che ci ha insegnato a come fare le cose. E' arrivato e ha detto: faremo così. Una cosa difficilissima perché bisogna avere una fiducia immensa per convincere gli altri. Non è un caso che abbia allevato tanti allenatori perché ci ha aiutato a capire questo gioco".