"Donne e motori, gioie e dolori", dice un famoso detto popolare. Adottare questo modo di dire in Formula 1, però non è corretto. Le donne, nel circus, hanno sempre svolto un ruolo fondamentale, mettendoci la faccia sia in pista che nel paddock e diventando un perno su cui si basa l'attuale mondo delle corse.
Basti pensare alla responsabilità di Monisha Kaltenborn, amministratore delegato della Sauber e team principal della scuderia, ruolo finora affidato al proprietario Peter.

Non è ancora esecutivo, ma è solo questione di anni, il ruolo di Claire Williams, donna che sostituirà il padre Frank alla guida del team britannico.
In pista, salvo sorprese dell'ultim'ora, non vi sarà nessun pilota donna. L'unica che ha la possibilità di salire a bordo di una monoposto è Susie Wolff, 30 anni, collaudatrice della Williams dallo scorso mese di aprile. La scozzese, un passato nel campionato DTM, è stata la prima a testare la nuova F35 e ora sogna un debutto mondiale a 36 anni di distanza dall'ultima "quota rosa" sulla griglia di partenza, quella Lella Lombardi che nel 1975 è stata l'unica donna a conquistare un punto iridato (mezzo in realtà).

Più recentemente ci avevano provato anche l'italiana Giovanna Amati, l’inglese Divina Galica e la sudafricana Desirè Wilson, che però non superarono il turno di qualifiche. La sfortuna ha invece bloccato la carriera di Maria De Villota, ex collaudatrice spagnola della Marussia, coinvolta lo scorso anno in un tragico incidente durante un test che le è costato un occhio.
In assoluto la prima debuttante donna fu invece Maria de Filippis, che nel 1958 esordì al Gp del Belgio su una Maserati e corse in totale quattro gare iridate: un'autentica pioniera dell'automobilismo e dell'emancipazione femminile.