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Sky in campo Sconcertato: Mario canta Sinatra per Simona - Alla ricerca dell'X Factor: parola (microfono) ai tifosi

di Claudio Barbieri

Lo sport, si sa, è arte. Checché ne dica la Corte di Giustizia europea, che recentemente ha stabilito che una partita di calcio non è considerabile quale opera d’ingegno, è impensabile non ritenere un dritto di Federer, un canestro di Jordan, un gol di Maradona e una meta di Lomu, tra le meraviglie di questo mondo. Sportivi artisti, dunque. Per questo motivo, non bisogna stupirsi se a volte i due mondi, quello artistico e quello sportivo, si fondono.
Sono decine gli esempi di sportivi che si cimentano con la scrittura, il cinema, la televisione e la musica. Proprio quest’ultima è entrata a far parte di ogni manifestazione sportiva: non c’è intervallo o pausa senza una canzone sparata dagli altoparlanti, non c’è atleta che prima di una competizione non cerchi concentrazione e relax con le sue cuffiette nelle orecchie.

Il problema a volte sorge quando i due mondi di mescolano, specie quando gli sportivi decidono di buttarsi nella musica in prima persona. Come dimenticare le note reggae di Ruud Gullit, che negli anni Ottanta, prima di approdare al Milan, ‘deliziò’ il pubblico olandese con le melodie giamaicane di ‘Not The Dancing Kind'? Fortuna sua, e del Milan, Ruud se la cavava meglio in campo che con il microfono.
Non ebbe maggiore fortuna sul palco Ian Wright, che nel pieno della sua prestigiosa carriera (128 gol con la maglia dell’Arsenal, ndr) incise il brano ‘Do the right thing’, scritto da uno dei Pet Shop Boys. Sempre restando all’estero, quella di cantante è a tutti gli effetti una professione per Yannick Noah, secondo tennista di colore a vincere uno Slam dopo Ashe. Il francese ha già pubblicato sette album e venduto milioni di copie: le sue storie piacciono soprattutto Oltralpe, dove è tra i cantanti più in voga da ormai una decina di anni.

Non si può dire lo stesso per Shaquille O’Neal: l’ex campione Nba con Lakers e Heat, da sempre grande appassionato di rap, dopo un inaspettato successo con (I know I got) Skillz, ha progressivamente perso il suo tocco magico, sparendo dalle classifiche delle Hits, ma restando in quelle di marcatori e rimbalzi.
In Italia i gemelli Filippini, Emanuele e Antonio, sono i componenti di spicco del complesso rock ‘Le Triglie Rock e le Trigliettes’, con un repertorio che svaria da Ligabue a Bruce Springsteen, mentre Ciro Ferrara ha riscosso un grande successo pubblicizzando un famoso budino.

C’è poi chi canta per festeggiare una vittoria: si parte dal tipico coro dei tifosi, che se mal interpretato può creare imbarazzo (vero Gattuso?), fino all’abusato ‘We are the champions’, capolavoro dei Queen. La versione più recente ce l’ha regalata Dirk Nowitzki nella parata dei Dallas Mavs campioni Nba. Chissà che valutazione avrebbero dato del tedesco i giudici di X Factor? Probabilmente non l’avrebbe salvato nemmeno il televoto…

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