Bakhramov, il guardalinee russo che tanto piace agli inglesi
3 maggio 2010
Il capitano Bobby Moore festeggia con i compagni quello che ancora oggi è l'unico Mondiale conquistato dagli inglesi
LA STORIA/10. Mondiali del 1966, l'Inghilterra conquista il titolo al termine di una finale che ancora oggi viene ricordata per il gol-fantasma più famoso di tutti i tempi. Quello realizzato da Geoff Hurst e convalidato dal "russian linesman"
Viene ricordato come “the russian linesman”, il guardalinee russo, Tofik Bakhramov. Ma russo, in effetti, non era: nato in Azerbaijan, a Baku, Bakhramov era uno degli arbitri sovietici più noti negli anni ’60; erano i tempi della Grande Madre Russia - espressione allora utilizzata per indicare l’intera Unione Sovietica - e poco si teneva conto della sua etnia azera.
Infatti non come sovietico o come azero, ma come russo, e non come arbitro, ma come guardalinee, Bakhramov è entrato di diritto nel lungo racconto dei Mondiali, conoscendo il suo momento di notorietà, quello che lo ha reso immortale, sabato 30 luglio 1966.
Ottava edizione della Coppa del Mondo, in Inghilterra: a Londra è il giorno della finale tra i padroni di casa e la Germania Ovest, è da poco passata l’ora del tè e le due squadre sono sul 2-2, costrette ai tempi supplementari dal pareggio al novantesimo di Wolfgang Weber. Poi, al minuto 101, Alan Ball scappa sulla destra, centra il pallone in mezzo all’area dove Geoff Hurst aggancia, calcia in porta, colpisce la traversa e...
Ed ecco materializzarsi il gol fantasma più famoso della storia: l’arbitro svizzero Gottfried Dienst non è nella condizione di valutare e si dirige correndo verso il guardalinee di destra, meglio piazzato: tocca così a Tofik Bakhramov decidere di fatto le sorti del Mondiale.
Più che un dialogo è un colloquio di gesti, peraltro molto enfatici e plateali, quasi da cinema muto; questo perché Dienst è di madrelingua tedesca e conosce l’inglese, mentre Bakhramov parla solo russo e turco: non c’è possibilità di intesa linguistica, ma in fondo si tratta solo di dire sì o no, dunque i gesti bastano e avanzano.
Bakhramov, che appare consapevole e determinato, assegna la rete e Dienst convalida il 3-2 mandando in delirio il pubblico di Wembley, in quella che resta la rete più controversa di sempre nell’ambito della rassegna calcistica più importante.
Da quel giorno è fiorita una vasta letteratura di leggende sul reale motivo della sicurezza mostrata da Bakhramov nel valutare come gol un pallone che, probabilmente, in realtà la linea non l’ha mai varcata. Leggende che, basandosi su un fatto reale della biografia del guardalinee - l’essere stato ufficiale dell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale - riconducono la sua decisione al retaggio di un evento apicale del Novecento europeo: la battaglia di Stalingrado, combattuta sul confine russo-tedesco tra il 1942 e il 1943 a seguito dell’avanzata delle truppe dell’Asse sul fronte orientale.
In Inghilterra, la correlazione fra la convalida della rete e quell’evento storico fa parte dell’immaginario popolare e, per quanto frutto di fantasia, è raccontata in tre versioni diverse. La prima tramanda che fosse stato proprio Bakhramov a giustificare la decisione mugugnando qualcosa del tipo “Questo è per Stalingrado” al cospetto dei tedeschi che protestavano di fronte a lui: un’ipotesi che ha avuto molto successo sulla stampa britannica ma è sempre smentita dai giocatori in campo. Ipotesi singolare anche considerando l’aspetto della comprensione interlinguistica, proprio come la seconda interpretazione, veicolata dal romanzo di Jake Arnott “E lui ammazza i poliziotti”, che dedica un capitolo alla finale, appunto intitolato The russian linesman: “Si dice che dagli spalti qualcuno abbia gridato provocatoriamente ‘Ricordati di Stalingrado!’ mentre il guardalinee conferiva con l’arbitro”, scrive Arnott.
C’è poi una terza versione che si deve a Jonathan Wilson, uno dei più celebri giornalisti sportivi d’Oltremanica. In “Behind the Curtain”, lungo viaggio attraverso il calcio dell’Europa dell’Est, Wilson riporta una teoria alquanto originale: interrogato sul letto di morte (avvenuta nel 1993) sul segreto di tanta sicurezza di quella decisione, sarebbe stato lo stesso Bakhramov a rispondere con una sola parola, appunto “Stalingrado”. Tutto sommato un momento alquanto inopportuno, per soddisfare una curiosità del genere.
La realtà? Pare essere molto più semplice, pertanto meno affascinante, di qualsiasi leggenda su Stalingrado o della teoria del complotto calcistico (in Germania scrissero anche questo: Beckenbauer e soci avevano infatti eliminato l’Unione Sovietica in semifinale): nella sua autobiografia, Bakhramov sostiene molto più banalmente di non avere visto il pallone varcare la linea, ma di essere convinto - erroneamente - che il rimbalzo fosse avvenuto toccando la rete, non la traversa. Tutto qui.
Le leggende, tuttavia, hanno vita propria. Bakhramov, del resto, in patria è una sorta di mito. Fu calciatore del Neftyanik in gioventù, guardalinee a Inghilterra ’66 e arbitro a Messico ’70, quindi primo segretario della federcalcio azera: oggi lo stadio nazionale di Baku è intitolato alla sua memoria. Nel Regno Unito, poi, la sua fama rimane immutata, perpetuata persino da un fortunatissimo spot commerciale che, in qualche modo, “rilegge” la decisione sul gol fantasma di Hurst.
Logico che in Inghilterra alla sua figura si accompagni un alone di simpatia ben poco comune nei confronti di un ufficiale di gara. Tanto che, nel 1992, anche Margaret Thatcher - non esattamente un’appassionata di calcio - durante un viaggio in Azerbaijan chiese di poter conoscere di persona Bakhramov; e addirittura una nota band di musica elettronica inglese ha dedicato all’arbitro azero il proprio nome: “The russian linesman”, appunto.
LA SCHEDA DEL MONDIALE
Inghilterra 1966
Squadre partecipanti: 16
Vincitore: Inghilterra
Finale: Inghilterra-Germania Ovest 4-2 (12’ pt Haller, 18’ pt Hurst, 33’ st Peters, 45’ st Weber, 11’ pts Hurst, 15’ sts Hurst)
Finale 3° e 4° posto: Portogallo-Urss 2-1 (12’ pt Eusebio, 43’ pt Malafeev, 43’ st Torres)
Capocannoniere: Eusebio (Portogallo), 9 gol
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