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Staffetta 4x10km - Il quartetto della Svezia ha vinto la medaglia d'oro nella gara della staffetta 4X10 del programma di sci di fondo delle Olimpiadi di Vancouver. L'argento è andato alla Norvegia, il bronzo alla Repubblica Ceca. L'Italia, che aveva vinto questa gara ai Giochi di Torino, ha chiuso al nono posto.

La generazione di fenomeni abdica, è la fine dell'era della staffetta del fondo. La volata olimpica di Torino, con Cristian Zorzi talmente avanti da potersi fermare a prendere la bandiera tricolore per festeggiare il titolo olimpico, è solo un ricordo sbiadito. La storia fatta di diciotto anni d'oro e d'argento, quella della striscia di successi e podi, si chiude sotto la neve di Whistler, la prima vera in questi strani Giochi 'primaverili': i moschettieri dello sci nordico devono arrendersi a chi è più forte, al nuovo che avanza, accettare che qui l'età dell'oro non coincide più con quella anagrafica. E per l'Italia spedita a Vancouver è l'ennesima legnata di un 'Olimpiade che proprio non si riesce a raddrizzare: fermi a 4 medaglie, e con ormai zero speranze, o quasi, di strappare qualche successo (il fondo ha ancora la staffetta donne, e le maratone individuali, 30 e 50 km). La 4X10 km, che da Albertville in poi non ha mai tradito le aspettative, stavolta sapeva di avere una missione impossibile: difficile però abdicare così, senza storia, senza essere mai della partita. Noni, con la Svezia a giocare il ruolo che quattro anni fa fu dell'Italia, seguita dalla Norvegia di Petter Northug e addirittura dalla Repubblica Ceca, bronzo.

Va tutto storto fin dalla prima frazione, quella con Valerio Checchi, l'unico della quaterna, con Giorgio Di Centa e Pietro Piller Cottrer, pilastri centrali e Zorzi a chiudere, a non aver mai vinto una medaglia a cinque cerchi. All'ottavo chilometro cade e perde in velocità quei 15" che diventeranno 26"5 al primo cambio, con l'Italia costretta a inseguire dall'ottavo posto. E non ci riesce Di Centa, che, dice, mette gli sci sbagliati: colpa della maledizione del portabandiera, o dei 37 anni suonati che non gli garantiscono il feeling di un tempo con lo skating. L'Italia scivola dodicesima a 1'03 dalla Svezia, ormai in viaggio verso il titolo. Vancouver è mesta per il superman di Torino, a cui resta solo la carta della 50 km, per la quale le speranze sono anche meno. A Piller, che tenta una timida rimonta e va al quarto cambio con l'ottavo posto e 1'07"09 dallo svedese Soedergren, resta la consolazione dell'argento nella 15 km, l'unico finora preso dal fondo. Per Zorzi  niente show nel rettilineo finale: il nono posto non lo consente. L'aria a Whistler Mountain è di resa, perché con 142 anni messi insieme, questa staffetta azzurra è la più vecchia di sempre ai Giochi.

E qui si volta pagina. "Così é frustrante - dice Piller - ci siamo trovati talmente indietro che nemmeno io sono riuscito a fare il solito lavoro sporco. Nessuno si aspettava l'oro, ma al bronzo puntavamo. Ci dispiace perché si interrompe una tradizione, ma non siamo proprio da rottamare". A Checchi il rimpianto di essere il solo ancora a corto di medaglie olimpiche: "Questo é un motivo buono per andare avanti". Zorzi parla dei materiali, perché ormai "serve il top, e quelli giusti fanno la differenza. Ma ci vorranno anni per tornare al vertice". Di Centa si defila: "Sono molto dispiaciuto, ho sbagliato la scelta degli sci".

Al ct Silvio Fauner, che ha preso in consegna tre anni fa il fondo azzurro, la constatazione più amara: "Stiamo pagando il lavoro non fatto a livello giovanile, qui c'erano atleti presenti anche a Nagano. Ma a tre anni dai Giochi non si poteva investire su una generazione nuova, e io ho dovuto proseguire con i campioni di sempre. E credo sia stata la scelta giusta. A livello olimpico certo si chiude un'era, ma non ditemi che il movimento è morto. Bisogna cambiare rotta e investire sui giovani". Torino è un ricorso, ora serve guardare avanti: lì l'Italia era la storia, qui la storia la scrivono altri.