Viva l'8 marzo, ecco le donne che non si arrendono
La sciatrice Johanna Schnarf, le pattinatrici Carolina Kostner e Joannie Rochette. Finite le Olimpiadi, comincia il futuro. Quando gli altri dubitano, quando dicono che questa volta sei finita, ecco come fare a rialzarsi. RIPASSA L'ALBUM DELLE OLIMPIADI
07 marzo, 2010
Carolina Kostner piange al termine della sua prova nel libero di pattinaggio di figura
Johanna Schnarf, 25enne di Bressanone, all'Olimpiade non doveva nemmeno partecipare. Pochi mesi fa, alla vigilia della Coppa del Mondo di sci alpino, si è strappata i legamenti della caviglia sinistra, l'ultimo dei tanti guai fisici che ne avevano condizionato la carriera. Convocata per sostituire Nadia Fanchini, Johanna - o Hanna, come la chiamano - ha sfiorato il podio in SuperG, quarta a 11 centesimi dal bronzo della dea Lindsey Vonn. Ha esultato, ha capito subito di aver fatto una grande gara. La presa di coscienza delle proprie qualità è stata più forte della delusione per la medaglia mancata. "Non ci credevo… Sapevo che potevo farlo. Sono contenta". E adesso Hanna non ha intenzione di smettere. Lo prova il suo ritorno in Coppa a Crans Montana, seconda dietro alla solita Vonn.
Di classe e forza di volontà ne ha in abbondanza la canadese Joannie Rochette, bronzo nella stessa gara della Kostner a quattro giorni di distanza dall'improvvisa morte della madre. "Mia mamma mi avrebbe detto di inseguire il mio sogno. E' grazie a lei che mi sento così forte e che ce l'ho fatta…E' solo pensando a lei che sono riuscita a isolarmi da tutto, a concentrarmi, a non lasciarmi sopraffare dalle emozioni e a dare il massimo di me stessa". E' Joannie il simbolo delle donne che non si arrendono, che lottano e che, dopo ogni caduta, riescono sempre a risollevarsi.