Il racconto di Gianluigi Quinzi inizia oggi, da Londra. In tasca (e in testa), un solo indirizzo: All England Lawn Tennis Club Limited, Church Road, Wimbledon. Il circolo in cui lunedì giocheranno i migliori del mondo, in cui tra meno di un mese Rafa Nadal rappresenterà la Spagna e Nole Djokovic la Serbia. Lo stesso che dal 30 giugno ospiterà anche Gianluigi, nel tabellone juniores, guidato dall''allenatore Eduardo Medica. Doppio l'obiettivo: andare più avanti possibile, rincorrendo il primo posto della classifica mondiale, e spiegare nel miglior modo possibile tutta la magia del torneo inglese. Un'atmosfera vissuta con lo spirito di un 16enne e l'ambizione, motivata, di una promessa del tennis italiano.

E' il tuo primo Wimbledon, Gianluigi, la tensione si sente?
"Non so se chiamarla tensione, forse è più curiosità. Per la superficie, sulla quale non gioco mai, e per l'esperienza completamente nuova che ho davanti, e che voglio sfruttare al massimo".

E tu, Eduardo? Anche per un allenatore questo è tutto un altro mondo?
"No, assolutamente. Piuttosto, credo che sia nel torneo di Roehampton (che comincia domani e che vale come una prova generale sull'erba) sia in quello di Wimbledon vincerà chi saprà essere più furbo in campo, chi saprà adattarsi al meglio all'erba. Semplice".

I grandi iniziano lunedì, avete sbirciato qualche allenamento?
"No, sembrerà strano ma per ora nemmeno noi siamo riusciti ad entrare all'All England Club! In più piove sempre, i campi non sono pronti, bisogna avere pazienza, nemmeno a Roehampton siamo riusciti ad allenarci con continuità".

Ma anche per te vale la stessa regola di Nole e co.? "Dress code", ammessi solo in bianco? "Certo, rispetto assoluto per la tradizione! I completini in valigia sono tanti e solo bianchi".

Cosa non vedi l'ora di vedere?
"Mi intriga proprio il circolo stesso, non vedo l'ora di essere anch'io lì, di vedere i campi e di giocare, di far parte per una volta anch'io di quell'ambiente".

Qual è stato il vostro primo pensiero appena atterrati a Londra?
"Finalmente si gioca, ma chissà come, sull'erba! Speriamo di riuscire a capirlo e a spiegarlo da domani...".