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azione di gioco

Nato nel lontano 1883 il torneo più antico e leggendario della storia del rugby per buona parte della propria esistenza è rimasto svincolato dagli schemi e dai regolamenti di qualsiasi federazione.
L'allora Quattro Nazioni, infatti, nacque in modo quasi spontaneo al fine di regolarizzare ed organizzare i test match delle rappresentative che vi prendevano parte: Inghilterra, Scozia, Galles ed Irlanda.

Saranno proprio gli inglesi ad aggiudicarsi il primo torneo bissando il successo nel 1884.

La prima classifica ufficiale arriverà solo nel 1993 perché, fino a quel momento, i match, che si svolgevano con cadenza relativamente regolare, venivano documentati dalla stampa che si occupava anche di redigere una classifica del tutto ufficiosa.

Nel 1890 le nazionali partecipanti redigeranno una sorte di regolamento e la stagione successiva la Scozia conquisterà la sua "Triple Crown".

Ma il rugby ed in particolar modo questa manifestazione, al di là delle statistiche e dei risultati sportivi, deve la sua leggenda e la sua solennità soprattutto alle gesta e alle storie dei suoi protagonisti.
Il 7 gennaio del 1893, ad esempio, entrerà nella storia di questo torneo per il match disputato a Cardiff tra Galles e Inghilterra.
La gara, durissima e giocata in un campo al limite della praticabilità, poiché letteralmente scongelato con una serie di bracieri di carbone, venne vinta di misura per 12-11 dai gallesi.
L'eroe dell'incontro fu Billy Bancroft che, proprio sul finire della gara, mise a segno il drop della vittoria.

Coppa Sei Nazioni

Il primo allargamento del torneo, malgrado l'arcigna opposizione degli Scozzesi, arrivò nel 1910 con l'ammissione della Francia.
La gara d'esordio dei "galletti", però, fu davvero amara: infatti con un lapidario 49-14 i Gallesi s'imposero di prepotenza sui transalpini.
Estromessa dalla manifestazione nel 1931 la Francia dovrà attendere il 1939 prima di essere riammessa, anche se tornerà a disputare il primo match solo al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Con il divampare in Europa del primo conflitto mondiale, "La Grande Guerra", il torneo non venne disputato dal 1914 al 1919.
Sui cambi di battaglia di questa prima carneficina una moltitudine di giocatori delle rappresentative britanniche e della Francia troveranno la morte.

Il 1959 è l'anno dei "galletti" che, a quarantanove anni dall'esordio nel torneo, conquisteranno il loro primo Cinque Nazioni. Il primo "Grande Slam" dei transalpini arriverà invece nel 1968.

Nel 1972 i rapporti tra Irlanda e Inghilterra si deteriorano sempre di più, la tensione è alle stelle e l'escalation della crisi induce le rappresentative di Scozia e Galles a non recarsi a Dublino per giocare i match. Il torneo, quindi, non venne completato.

Dal punto di vista sportivo, invece, nel 1973 si avrà uno dei casi più eclatanti e bizzarri nella storia del Cinque Nazioni: tutte le compagini partecipanti, avendo ottenuto due vittorie e due sconfitte ciascuna, a causa della mancanza di un criterio discriminante nel regolamento, vennero incoronate vincitrici ex-aequo.

Nell'edizione del 1988 viene istituito tra Inghilterra ed Irlanda il "Millennium Trophy": trofeo da assegnare alla squadra vincitrice del match.

Calcutta Cup

Nel 1993 si ha la prima classifica ufficiale del torneo e si registra la nascita del "Championship Trophy", la coppa destinata alla compagine vincitrice della manifestazione.
Questo nuovo trofeo va ad affiancarsi alla storica "Calcutta Cup", la coppa nata nel lontano 1879, dopo lo scioglimento del Calcutta Club, che veniva assegnato alla vincitrice del match tra Inghilterra e Scozia.
Ottenuta dalla fusione delle rupie che costituivano il fondo cassa del Calcutta Club, la coppa è da molti considerata un vero e proprio esempio di artigianato indiano.

Il 1998 è "L'anno zero" del rugby Italiano, infatti, grazie all'approvazione del comitato organizzatore, la nazionale azzurra viene invitata a partecipare al torneo che assume l'attuale formula e viene quindi chiamato Sei Nazioni o Six Nations. I sogni rugbistici di un intero paese si concretizzano dopo che nel 1996 si era già ventilata l'ipotesi, poi sfumata, di poter partecipare alla blasonata competizione a causa della possibile esclusione dell'Inghilterra.

Gli azzurri fanno il loro esordio il 5 febbraio del 2000 contro la Scozia e, vincendo il match per 34-24, riescono a scongiurare l'onta del "Wooden Spoon" o più comunemente conosciuto "Cucchiaio di Legno".

Dominguez

E' la nazionale allenata dal neozelandese Brad Johnstone, che ha raccolto la pesante eredità del tecnico francese George Coste, ed è anche il gruppo guidato dal mediano Diego Dominguez. Sarà proprio il giocatore di origini argentine, con i suoi drop ed i suoi calci piazzati, a determinare l'importante successo nel match d'esordio contro i campioni in carica.

Classificatasi nel 2001 e nel 2002 ultima, con il magro bottino di zero vittorie, la rappresentativa azzurra si vede rifilare per due edizioni consecutive il "Cucchiaio di Legno".

La leggenda dice che l'usanza di rifilare il tanto vituperato utensile venne introdotta nel lontano 1884 dal campione inglese William Bolton.
Il rugbista, appena rientrato da una vacanza in Svizzera, regalò in modo beffardo il cucchiaio di legno agli irlandesi, classificatisi ultimi nel torneo.
Le tracce del goliardico "trofeo" si persero nel 1904 e sempre la leggenda sostiene che sia stato nascosto nelle isole Orcadi.

Solo nel 2003 gli azzurri guidati dal neo tecnico John Kirwan, battendo per 30-22 il Galles, conquistano la loro seconda vittoria nel torneo.

Il 2007 è un anno molto importante per il rugby italiano: gli italiani, infatti, oltre a vincere per 37-17 il loro primo match in trasferta in casa della Scozia, bissano il successo battendo per 23-20, allo stadio Flaminio di Roma, il Galles.
Per la prima volta gli azzurri riescono ad inanellare due vittorie consecutive.

Sempre nel corso di questa edizione, in occasione del 200° anniversario della nascita dell'eroe Giuseppe Garibaldi, Francia e Italia istituiscono la loro personale coppa, chiamata per l'appunto "Trofeo Giuseppe Garibaldi".

Il 2008 è l'anno del Galles che, oltre ad aggiudicarsi il torneo, vince anche il "Grande Slam". Gli azzurri, con il magro bottino di una sola vittoria come la Scozia, escono a testa alta da questa edizione perdendo alcuni match di misura e giocando comunque con carattere.

Mallett

E' l'Irlanda la regina del Six Nations 2009: i britannici, dopo aver vinto nel 1985 il Cinque Nazioni , si aggiudicano anche il "Grande Slam".
E' anche l'anno delle contestazioni rivolte alla squadra del CT Mallett: gli azzurri subiscono in ogni incontro tanto che, dopo la pesante sconfitta casalinga rimediata contro l'Irlanda per 38-9, lasciano il terreno di gioco accompagnati dai fischi del pubblico presente al Flaminio.

Mallett

Nel 2010 l'Italia di coach Mallett, confermato alla guida tecnica, con la sola vittoria ai danni della Scozia chiude il torneo all'ultimo posto in classifica.
Orfana del capitano Sergio Parisse, indisponibile per tutto il torneo, la squadra azzurra, malgrado l'ennesimo "cucchiaio di legno" conquistato, soprattutto nella prima parte della competizione, complice anche il fattore campo, è sembrata comunque viva e a tratti vivace.
Paradossalmete, infatti, una delle migliori gare degli azzurri risulta essere stata "l'onorevole" sconfitta, subita tra le mura amiche dello Stadio Flaminio di Roma, con l'Inghilterra.

Francia

Discorso completamente diverso per la Francia che, oltre ad essersi laureata regina di questa edizione, ha conquistato anche il "Grande Slam".

Il 2011 è l'anno dell'Inghilterra che, anche grazie ai 50 punti realizzati da Toby Flood, vince il torneo. Il Flaminio di Roma è ilteatro dei dolori (molti) e delle gioie (poche) della compagine azzurra. Il 5 febbraio 2011, infatti, l'Italia sta per compiere l'impresa contro l'Irlanda ma alla fine deve cedere per 13-11. L'appuntamento con la storia, però, è solo rimandato. Sì perché il 12 marzo, dinnanzi a circa 34.000 spettatori che affollano gli spalti del Flaminio, la squadra di Mallett compie l'impresa battendo per 22-21 i "cugini" francesi.

Con soli 2 punti conquistati l'Italia, appaiata alla Scozia, è nuovamente il fanalino di coda del torneo.

L´Edizione 2012 del Six Nations, vinta dal Galles con tanto di "Grade Slam", si chiude per l´Italia di Brunel al penultimo posto con due punti e un´unica vittoria. Dopo la sconfitta d´esordio con i cugini francesi, per 30-12, gli azzurri nel secondo match del torneo pur disputando una buona gara tra le mura amiche dello Stadio Olimpico di Roma, si arrendono per 19-15 all´Inghilterra. Seguono ancora le sconfitte con l´Irlada (42-10) e col Galles (24-3).

Solo nell´ultimo match del torneo la compagine azzurra, dinanzi agli spalti gremiti di gente (più di 70.000 spettatori) dell´Olimpico, imponendosi per 13-6 sulla Scozia, riesce ad agguantare la prima vittoria di questa edizione. Nella gara di consolazione tra i "fanalini di coda", quindi, la Nazionale Italiana riesce ad avere la meglio.

Nel 2013 è nuovamente il Galles ad imporsi ripetendo l´impresa della passata stagione e riuscendo ad eguagliare i due Trofei consecutivi vinti nel '78 e nel ´79, anche se all´epoca si trattava del Cinque Nazioni. Gli azzurri chiudono la kermesse, per la seconda volta nella propria storia, al quarto posto a pari punti con la Scozia.

Nell´ultima giornata del torneo l´Italia, che s´impone per 22-15 sull´Irlanda, saluta il "Barone" Andrea Lo Cicero che chiude la propria carriera con la maglia azzurra.

Nella combattutissima edizione 2014Irlanda, che vantava una miglior differenza punti sull´Inghilterra, si aggiudica il primo posto e la vittoria finale vincendo 22 a 20 in casa dei transalpini, allo Stadio Saint Denis. Per il rugby azzurro, invece, il torneo del 2014 è e sarà da dimenticare: l´Italia, infatti, si aggiudica, se pur in senso simbolico, il "whitewash" chiudendo a secco di vittorie. L´ultima volta che l´ItalRugby aveva chiuso un Six Nations senza successi era nel 2009. Tra le fila azzurre resta da ricordare solo il record di presenze assolute per Sergio Parisse e Martin Castrogiovanni, ciascuno con 105 caps, successivamente migliorato da entrambi.

Nel 2015 è ancora l´Irlanda ad aggiudicarsi il titolo, sempre per differenza punti e sempre all´ultima giornata. La volata finale coinvolge anche Galles e Inghilterra che restano beffate rispettivamente per dieci e sei punti totali. L´Italia riesce invece ad evitare l´ultimo posto grazie alla seconda vittoria esterna di sempre nel Torneo. A capitolare al cospetto degli Azzurri è ancora una volta la Scozia che cede 19 a 22 allo scadere dopo aver guidato per tutto il match.

L´edizione 2016 vede il trionfo con Grande Slam dell´Inghilterra. I Bianchi guidati dall´australiano Eddie Jones dominano la scena e portandosi a casa il titolo con un turno d´anticipo battendo il Galles a Twickenham. Nella passerella finale di Parigi si sono poi tolti la soddisfazione di chiudere il Torneo senza sconfitte, cosa che non succedeva loro dal 2003. Edizione da dimenticare per l´ultima Italia di Jacques Brunel che, dopo aver sfiorato l´impresa allo Stade de France nel match d’esordio, subisce quattro sconfitte pesanti con Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles ritrovandosi in mano l´ennesimo "cucchiaio di legno" oltre a subire il secondo "whitewash" nel giro di tre anni.

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