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06 luglio 2010

Perchè va amato Nadal, l'incubo freudiano di Federer

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Rafael Nadal, n° 1 del mondo, di nuovo re di Wimbledon. Ha vinto nel 2008 e domenica scorsa

IL TIFOSO/1. Il giorno dopo che il povero svizzero ha perso il n° 2 nel ranking Atp, elogio del n° 1 del mondo da parte di un fan sperticato. Che spiega le ragioni dell'amore (sportivo) per lo spagnolo. Domani, naturalmente, la parola alla difesa di Roger

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di LUIGI VACCARIELLO

Soli 24 anni, ma già 41 trofei in bacheca. Roba da 8 tornei dello Slam (Federer alla sua età ne aveva vinti solo 6), 18 Master 1000 (2 più dello svizzero), due Coppe Davis (quante ne ha l’ex numero 1 del mondo? Ah, zero?) e un titolo Olimpico (l’ossessione di Roger). Un grido di battaglia, diventato ormai un marchio di fabbrica, Vamos Rafa, imitato dai ragazzini di mezzo mondo che iniziano a giocare a tennis con il sogno di emulare proprio lui. Il mancino di Manacor, o l’arrotino spagnolo come ama definirlo “l’umile scriba” Gianni Clerici quando vede scoccare saette prodotte da pregevoli diritti anomali. Basterebbe già questo per tifare Rafa a vita, no?

Lo ammetto, sono un Nadalista della prim’ora. La mia passione per Rafa nasce molto prima del suo avvento sui grandi palcoscenici. Ottobre 2001, su TVE va in onda un servizio su un ragazzino destro che gioca a tennis con la mano sinistra e fa faville con la racchetta in mano. Lo dico a un amico che poi si troverà un po’ di volte a incrociare la racchetta di Rafa nel circuito, ma non lo conosce. Mi parla di Gasquet e su Nadal mi dice: “Sai di quanti 15enni si parla come fenomeni e poi finiscono nell’anonimato?”.

Ma si sbagliava, capita anche ai più bravi. Perché Rafa è di un’altra pasta. E’ un campione, ma soprattutto uno Sportivo vero. Uno che vive per migliorarsi. Uno di quelli che dà soddisfazioni quando vince. Umile. Uno che se ne infischia dei cerimoniali e si arrampica sulle tribune per salutare la Regina Sofia nel regno della tradizione, Wimbledon. Uno di quelli che gode per ogni punto messo a segno, ma mai sull’errore dell’avversario. Quell’avambraccio sinistro sempre in bella mostra per caricarsi. Uno che "di testa" non ha rivali. Scaramantico più di un napoletano con la sua mania delle bottigliette e i suoi tic propiziatori. Padrone assoluto della terra. Uno che vince il Roland Garros all’esordio in un torneo dello Slam (dove sconfisse, guarda caso, Federer, il giorno del suo 19esimo compleanno). Dicevano che non avrebbe mai vinto sull’erba e fa 4 finali a Wimbledon in 5 anni (solo perché nel 2009 non l’ha giocato), impossessandosi dell’All England Club per due volte.

Uno di quelli che solo qualche mese fa davano per finito. E’ risorto a Montecarlo e non si è più fermato. La sua rivalità con Federer ha fatto e farà storia. Roba da Hall of Fame di Newport. Una delizia per gli appassionati, una tortura da lettino di Freud per lo svizzero, culminata con il pianto a dirotto degli Australian Open 2008 che lasciava presagire i più tristi scenari per il sei volte vincitore di Wimbledon. Troppo forte Rafa per Roger. Il parziale negli scontri diretti parla da solo 14-7 per Nadal, mica pizze e fichi.

Come si fa a non amare un Campione (maiuscola) del genere? C’è bisogno di aggiungere altro? D’altra parte, come scriveva Gianni Clerici all’indomani dell’ultimo successo a Wimbledon: “E’ al suo secondo successo su quattro finali di Wimbeldon, lo spagnolo. E, visto il Federerino d’oggi, il suo solo ostacolo potrebbero essere le ginocchia malferme, insidiate nel prosieguo della stagione dai criminali campi in cemento. Dio non voglia”. Come dire: caro Alieno mi spiace, ma sulla Terra (e non solo quella rossa) comanda un solo umano, il suo nome è Nadal. Vamos Rafa.

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