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29 gennaio 2011

Djokovic-Murray, la finale dei valletti che sognano il trono

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Nole Djokovic ed Andy Murray si sfideranno domenica nella finale dell'Australian Open 2011

AUSOPEN. Il serbo prova a bissare il successo del 2008, lo scozzese vuole cancellare le lacrime di un anno fa ed aggiudicarsi il suo primo Slam nel torneo che ogni tre anni propone una finale "anomala". Il dupolio Federer-Nadal inizia a scricchiolare?

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di Matteo Veronese


Alla fine è successo. Ci sono voluti tre anni, ma "finalmente" assisteremo ad una finale di un torneo del Grande Slam senza Federer o Nadal. L'evento è di quelli da ricordare, in quanto tale circostanza non si verificava proprio dal torneo di Melbourne del 2008, quando Djokovic superò in finale Tsonga e si aggiudicò il suo primo e, finora, unico Slam. Una sorpresa per molti, tranne che per gli amanti della cabala: chi ama spulciare fra numeri e statistiche noterà come il torneo australiano regali finali "anomale" ogni tre anni. Nel 2005 quel genio matto di Marat Safin si aggiudicò la finale ai danni dell'idolo di casa Hewitt, prima di lasciare spazio, come tutti i suoi colleghi, ai due fenomeni della racchetta. Dal gennaio di quell'anno, per tre anni, tutti gli undici tornei dello Slam successivi se li sono spartiti Federer e Nadal (8 lo svizzero, 3 lo spagnolo). Detto della finale del 2008, per altri tre anni i due cannibali hanno sempre presenziato agli atti conclusivi e si sono spartiti le undici finali seguenti, con l'eccezione dello Us Open 2009, quando un Del Potro allora al top della forma battè Federer in 5 set a New York.

Cabala o meno, l'Australian Open 2011 sarà una questione tra Djokovic e Murray, una sfida fra "gli altri due grandi" di questo sport negli ultimi anni. Per il serbo si tratta della terza occasione di mettere in bacheca un torneo dello Slam che vada a far compagnia proprio all'Australian Open di tre anni fa, mentre lo scozzese da l'assalto per la terza volta al suo primo grande successo nel circuito, con una motivazione in più: cancellare le lacrime che proprio alla Rod Laver Arena gli fece versare un anno fa Roger Federer, battendolo nettamente in 3 set.

I numeri dei finalisti - Finale anomala, si è detto, ma non per questo immeritata. Djokovic e Murray sono i due che più di tutti hanno mostrato un ottimo tennis e un'eccellente condizione di forma in queste due settimane. Il numero 3 del mondo ha lasciato per strada un solo set, il secondo del secondo turno, al tie-break contro Dodic; la testa di serie numero 5, invece, due, ai quarti e in semifinale contro Dolgopolov e Ferrer, lasciando intravedere quei cali di tensione mentale, quel "braccino" che troppo spesso l'ha condizionato nelle fasi decisive dei grandi appuntamenti. Murray si è espresso molto bene al servizio nel corso di tutto il torneo, con percentuali di prime palle in campo sempre superiori al 75%, affiancando ad esso il solito ottimo gioco difensivo, che gli ha permesso di strappare per 39 volte il servizio agli avversari. Di contro, Djokovic non è mai sembrato così in palla: ottimo servizio, colpi solidi da fondo campo, tenuta fisica e mentale straordinaria. Gli scontri diretti vedono avanti il serbo per 4-3, ma gli ultimi tre incontri, giocati sul cemento, hanno visto prevalere lo scozzese (gli ultimi due precedenti si riferiscono alle finali dei Master1000 di Cincinnati del 2008 e Miami nel 2009).

Il futuro - Per entrambi dunque una grande occasione, oltre che di mettere in bacheca un successo prestigioso, anche per una bella iniezione di fiducia in ottica futura: se Nadal continuerà ad alternare stagioni esaltanti a bruschi stop, causatigli da un fisico sempre più provato da uno stile di gioco molto dispendioso e Federer a incappare in quei black-out tutto sommato naturali per un tennista trentenne nel corso di tornei di due settimane sui 5 set  -se solo non si stesse parlando di uno dei più grandi di sempre-, Djokovic e Murray potranno davvero ambire a smantellarne il duopolio e giocarsi sempre più spesso, non solo ogni tre anni, finali come quella di domenica.

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