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31 gennaio 2011

Djokovic all'assalto: voglio diventare il Numero Uno

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L'urlo di Djokovic dopo il trionfo all'Australian Open

"Il numero 1 è il mio obiettivo. Farò di tutto per centrarlo". Novak non si nasconde: dopo il trionfo nell'Australian Open, il serbo non si accontenta più del terzo posto nel ranking allle spalle di Nadal e Federer. IL VIDEO

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"Il numero 1 è il mio obiettivo. Farò di tutto per centrarlo". Novak Djokovic non si nasconde. Dopo il trionfo nell'Australian Open, il serbo non si  accontenta piu' del terzo posto nel ranking. L'assalto alla "diarchia" Rafa Nadal-Roger Federer è possibile.

"Ogni anno si parte con grandi ambizioni. Ho fiducia nelle mie qualità, ho dimostrato che posso vincere nello Slam, posso gestire le pressioni. Il ranking è una conseguenza", dice il 23enne all'agenzia tedesca Dpa. "Certo, sarà difficile visti i rivali. Dietro ho Murray e Soderling, davanti ci sono Nadal e Federer: vincono quasi sempre. Se io voglio essere il migliore, devo conquistare più titoli dello Slam e più punti. La costanza di rendimento è la chiave per il successo. Questa è la dote di Nada e Federer", aggiunge, mostrando ancora i segni dei festeggiamenti per il trionfo a Melbourne Park.

"Penso che per la prima volta, nella storia dello Slam, una banda musicale sia entrata nello spogliatoio per celebrare il  vincitore", dice sorridendo. Per due ore, Djokovic e il suo entourage hanno ballato accompagnati dalla musica della gruppo serbo 'Non Smoking Band'. Djokovic, showman nato, ha dominato la scena come potranno dimostrare i video realizzati da chi ha assistito alla festa. "Non sono proprio andato a dormire", ammette. La lucidità non abbonda, ma è sufficiente per un'analisi sintetica. "Adesso sono un giocatore più completo rispetto al passato. Sono più forte dal punto di vista fisico, ho maggiore varietà di colpi rispetto a 3 anni fa", dice ripensando al primo successo ottenuto nel 2008 all'Australian Open.

"In questo periodo ho vissuto situazioni nuove, anche fuori dal campo, che hanno influito sulla mia carriera. Ho avuto problemi nella vita privata e tutto questo ha condizionato il mio  gioco. Non ero solido, non avevo fiducia in me stesso quando era necessario", dice archiviando un capitolo che ormai fa parte del passato. "Adesso ho realmente la sensazione di poter vincere. Nel 2008 tiravo forte ma non sapevo gestire le pressioni e le aspettative. E c'erano sempre Nadal e Federer", sottolinea. Ora, magari, si può cominciare a parlare di '3 grandi' nel tennis. "Se mi considerano così, sarebbe grandioso. Io però continuo ad avere un rispetto enorme per Nadal e Federer, splendidi esempi in campo e fuori".

Se il primato nel ranking può essere "l'obiettivo di una vita", la vittoria al Roland Garros è un sogno che si può realizzare tra pochi mesi. "Da bambino -dice- giocavo soprattutto sulla terra battuta. Mi piace questa superficie perché obbliga a dare il massimo. Voglio far bene anche lì...".

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