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23 febbraio 2011

Fenomeno Raonic, a 20 anni scala 119 posizioni in 2 mesi

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Milos Raonic, il futuro del tennis mondiale

Da gennaio 2011 ha fatto impazzire i campioni ed è tra i primi 40 al mondo. Rivelazione in Australia, si è tolto la soddisfazione di battere Nadal e Djokovic che giocavano assieme in doppio... Chi vincerà prima uno Slam tra lui e Murray? L'ALBUM

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di Matteo Veronese


Il 2011 sembra promettere decisamente bene per gli amanti del tennis: la finale inedita del primo Slam della stagione tra Djokovic e Murray ha portato una ventata di novità, sebbene la sostanza del match sia stata a dir poco deludente. Per questo motivo il dubbio che il folto gruppetto di giovani rampanti pronti a cogliere i primi successi nel circuito professionistico - dal lituano Berankis, al bulgaro Dimitrov (che tanti paragonano già a Federer), al cittadino del mondo Tomic - possa togliere il sonno ai vari Murray, Soderling e gli altri Top10 da tempo a caccia del primo Slam della carriera è lecito oggi più che mai.

Tra gli "under-21" che si sono messi in luce in questi primi due mesi, però, quello che più di tutti sta bruciando le tappe è senza dubbio il canadese di origine montenegrina Milos Raonic. Rivelatosi ai più nel corso dell'Australian Open, in cui ha raggiunto il 4° turno eliminando tra gli altri il numero 10 del mondo Youzhny, il giovane bombardiere (196 cm di altezza per 90 chili) già nel 2010 aveva dimostrato il suo talento battendo, in coppia con il connazionale e coetaneo Pospisil, gli allora numero 1 e 2 del mondo, nientemeno che Rafa Nadal e Nole Djokovic. Ma si trattava di un primo turno, Nadal e Djokovic si erano iscritti in coppia quasi per caso e poi il doppio, si sa, è un altro sport...

Nelle ultime due settimane Raonic ha realizzato una serie di 9 vittorie consecutive, conquistando il suo primo titolo Atp in Messico e cedendo al terzo set la finale del torneo di Memphis ad Andy Roddick, che per finire l'incontro si è dovuto inventare un colpo "alla Panatta". Il 27 dicembre dello scorso anno aveva salutato la compagnia da numero 156 del mondo, da lunedì è il numero 37: merito delle vittorie ottenute grazie alla combinazione servizio-dritto, ad un rovescio bimane molto efficace seppur ancora da affinare, alla sorprendente (considerando i quasi due metri di altezza) agilità di gambe ma soprattutto all'assenza di alcun timore reverenziale verso avversari ben più quotati.

I prossimi impegni sul cemento americano di Indian Wells e Miami, dove le teste di serie spereranno di non incontrarlo già al primo turno, potrebbero issarlo tra i primi 25/30 giocatori al mondo. Traguardo che, comunque, ben difficilmente gli sfuggirà a fine stagione. La sfida alla "generazione di mezzo", che ancora arranca cercando di star dietro a Federer (e Nadal), è lanciata: chi vincerà prima uno Slam tra lui e Murray?

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