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17 aprile 2016

Finale show a Montecarlo: Monfils eroico ma trionfa Nadal

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Dopo 2 ore e 45 di partita il maiorchino supera al terzo set il francese: finisce 7-5, 5-7, 6-0. Il numero 5 del mondo vince il suo primo torneo della stagione: per Rafa è la nona vittoria su 10 finali nel Principato e il 48° titolo sulla terra rossa, solo uno meno del record di Vilas

di Francesco Giambertone

da Montecarlo

Rafa Nadal torna a trionfare al torneo di Montecarlo: in una splendida finale durata quasi 3 ore, il maiorchino ha battuto Gael Monfils per 7-5, 5-7, 6-0. Per lo spagnolo è il primo titolo della stagione e la nona vittoria nel Masters 1000 del Principato, dove aveva regnato dal 2005 al 2012 prima di perdere lo scettro nel 2013 in finale con Novak Djokovic. Con questa vittoria sono 48 i titoli sulla terra rossa per Nadal, solo uno in meno di Guillermo Vilas. Monfils, superlativo nei primi due set, manca per la terza volta l'occasione di vincere un torneo di questo livello e aggiorna il suo record di finali perse in carriera: ora sono 19 su 24. Ma l'ovazione finale del Court Rainier III è anche per lui, capace di stupire anche quando ormai sembrava spacciato. 

 

La finale scontata diventa uno spettacolo – I precedenti (11-2 per Rafa), lo stato di forma dello spagnolo, la superficie, persino il gradimento del pubblico: prima del match tutto sembrava remare contro Monfils, l'underdog arrivato in finale grazie a un tabellone incredibilmente semplice dove ha incontrato un solo top 10 (Tsonga in semifinale), mentre Nadal ha dovuto passare sui corpi stremati di Thiem, Wawrinka e Murray. Ma il match pazzesco giocato dal francese legittima la sua presenza nella sfida finale. Dove l'esperienza e la fisicità di Rafa hanno prevalso anche sui recuperi mostruosi e le bordate di dritto del francese, bravo a tenere il primo set in equilibrio per oltre un'ora fino al doppio fallo con cui regala il 7-5 a Nadal.




Gael, l'esaltazione e poi il crollo - Il capolavoro di Monfils si concretizza nel secondo set, quando riduce ancora lo spazio tra le traiettorie dei suoi colpi e il nastro, inventa passanti e dritti in corsa che esplodono lungolinea, aizza il pubblico che sempre più lo prende a cuore. La gente vuole il terzo set e Monfils l'accontenta: sul 5-5 porta via il servizio a Nadal alla quarta palla break e pareggia il match sul 7-5. Ma lo sforzo fisico per reggere gli scambi infiniti di Rafa – oggi meno avventuroso di ieri - e la fatica di testa per non rassegnarsi di fronte al muro di gomma spagnolo si pagano tutti nel terzo set, dove Gael crolla e non tiene mai il servizio: finisce 6-0 per Nadal dopo quasi 3 ore, con le lacrime di Rafa a cui mancava sentirsi il più forte di tutti, dopo un anno in cui di gente più forte di lui sembrava essercene sempre troppa per non pensare che il tempo di Rafa al vertice fosse finito.




Rafa is back? - Ma adesso non chiedetevi se Rafa è tornato. Se è di nuovo il toro indomabile che conquistò il mondo. Al Nadal di oggi, l'assillante paragone col se stesso di ieri fa solo un gran male: “Non voglio affrontare ogni giorno questo argomento. Sono quello che sono ora, non penso al passato. Il mio obiettivo è fare domani meglio di oggi”, aveva detto alla vigilia della centesima finale in carriera, la 43esima in un Masters 1000, due anni dopo l'ultima volta. Oggi il futuro di Rafa ha il sapore agrodolce dell'età adulta: alla soglia 30 anni le ginocchia cigolanti e i muscoli sfibrati del guerriero lo hanno costretto a cambiare il suo tennis. Ma corsa e forza non sono le uniche armi del nuovo Nadal, che lascia andare qualche palla in più ma scende a rete con coraggio (più con Murray che con Monfils) e s'impone di mettere i piedi dentro il campo e di spingere: non sempre gli riesce ma spesso sì. Questo Rafa, fortissimo però battibile, mostruoso ma umano, suscita forse più simpatia nel pubblico. Non negli avversari: ora che il calendario porterà la contesa sulla terra di Madrid, di Roma e poi sul ring di Parigi, tutti – Djokovic in testa – dovranno guardarsi le spalle. Rafa non è tornato: in un certo senso non se n'è mai andato.

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