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23 settembre 2010

Canotte e nazionali vintage, ecco un volley che non c'è più

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Un'immagine del museo internazionale del volley di Modena

Sabato a Milano prenderà il via il Mondiale maschile. Per l'occasione, a Modena ha aperto i battenti il museo internazionale della pallavolo: un tuffo nel passato di uno sport (e di un mondo) profondamente cambiato. GUARDA LE FOTO

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di LORENZO LONGHI
da Modena

L’ultima volta, nel 1978, sembrava quasi un altro sport. Di certo era un altro mondo: sabato, con la cerimonia di apertura a Milano, l’Italia tornerà ad ospitare il Mondiale di volley maschile per la prima volta dopo 32 anni. Allora, la Nazionale azzurra arrivò seconda, perdendo la finale contro l’Unione Sovietica, che ormai quasi da un ventennio non esiste più. Così come da anni non esiste più il cambio palla, un set non si chiude più a 15 punti (a parte il quinto), è stato introdotto il libero e si sono modificate così tante regole che anche gli anime giapponesi sulla pallavolo che in Italia hanno spopolato fra chi è stato ragazzino negli anni ’80 e ’90 sembrano appartenere al pleistocene.

Sono dieci le città che ospiteranno la rassegna iridata, ma chi volesse fare un vero e proprio tuffo nel passato può scegliere Modena, dove in settimana ha aperto i battenti il Museo internazionale del volley. Un viaggio nella storia della pallavolo che fu, magliette vissute e stinte, canotte e nazionali d'antan, palloni che mostrano l’evoluzione della specie, poster e fotografie datate almeno quanto alcuni dei trofei che vi si trovano esposti.

Una antologia di cimeli che racconta appunto di un altro mondo sotto l’aspetto geografico - quando a Mondiali e Olimpiadi spesso la facevano da padrone le disciolte Unione Sovietica, Germania Est e Jugoslavia - e di numerose società sportive, con sponsor vintage che davano loro il nome, o che si sono trasferite o estinte a causa di incredibili peripezie finanziarie. E riporta alla memoria i nomi di chi, certe maglie, le ha indossate, portando anche in alto l’azzurro: Giani, Giovenzana, Zorzi o quell’Andrea Lucchetta che, alla soglia dei cinquant’anni, ancora porta con disinvoltura i capelli - ingrigiti, ma tant’è - con il suo inconfondibile taglio a grondaia obliqua.

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