09 gennaio 2009

Aconcagua, ecco come si può sopravvivere

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Aconcagua, una cima molto pericolosa la vetta argentina teatro della tragedia

Dopo la tragedia. Adesso i sopravvissuti dovranno probabilmente fare sessioni in camera iperbarica per riabituare il proprio corpo ad una minore pressione. Con i suoi 6962 metri l'Aconcagua l'anno scorso ha attirato 7.000 alpinisti, di cui 200 italiani

Questo 2009 si apre con un'altra tragedia ad alta quota. Questa volta la montagna non è un ottomila metri, questa volta la spedizione era piccola e il percorso non presentava particolari difficoltà. Con i suoi 6962 metri l'Aconcagua l'anno scorso ha attirato 7.000 alpinisti, di cui 200 italiani. Però dietro la facilità tecnica con cui si può percorrere la parete nord-est, la principale via di ascesa, si nascondono i pericoli derivanti dalle brusche variazioni meteorologiche.

La temperatura può scendere in poche ore decine di gradi sotto lo zero, l'ossigeno nell'aria è poco, ancora meno che sull'Himalaya, i venti a quelle quote possono raggiungere i 200 kilometri orari... e poi ci sono i temporali e le tempeste di neve... Come quella che ha sorpreso la notte dell'Epifania i cinque alpinisti italiani, trasformando la spedizione in tragedia.

Adesso i sopravvissuti dovranno probabilmente fare sessioni in camera iperbarica per riabituare il proprio corpo ad una minore pressione. L'attenzione prestata durante la risalita con diverse tappe e soste per abituarsi all'altitudine viene vanificata da una  rapida discesa. Il rischio più grande è quello di un'embolia. Quest'estate Marco Confortola dopo la tragedia sul K2 ha trascorso più di un mese in ospedale fra sessioni di camera iperbarica e riabilitazione.

I primi trattamenti saranno però per la disidratazione e l'ipotermia, uno dei più gravi pericoli per chi, come loro, rimane a lungo a temperature molto basse portando  la temperatura corporea significativamente al di sotto del suo valore normale al punto da ostacolare il metabolismo. Successivamente verranno valutati i danni del congelamento delle estremità, uno dei punti più colpiti degli alpinisti. Solo dopo alcune settimane si può capire se il congelamento ha intaccato anche l'osso e quindi il tipo di intervento necessario. Per il momento saranno felici di essere ancora vivi, ma ci vorrà tempo prima che il corpo sottoposto a questi grandi sforzi di adattamento si riprenda completamente.

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