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25 marzo 2009

Rosi: "Ciao Giovanni, amico e rivale di tante battaglie"

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Rosi dopo la morte di Parisi: "Non siamo stati sempre amici, ma negli ultimi tempi c'eravamo ritrovati"

Sconvolto dalla morte di Parisi, l'ex campione del mondo WBC racconta il suo rapporto con il collega tragicamente scomparso: "Abbiamo avuto dei contrasti, ma negli ultimi anni c'eravamo ritrovati". L'ex ct Falcinelli: "E' stato uno dei più grandi"

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Rivali a distanza negli anni dei loro combattimenti, amici ritrovati solo negli ultimi tempi: è sconvolto Gianfranco Rosi nell'apprendere della morte di  Giovanni Parisi. "In questo momento riesco solo a piangere, ed è difficile trovare le parole per esprimere il dolore che  provo, pensando che ci eravamo visti meno di due settimane fa a Chianciano Terme, in occasione delle elezioni federali - dice l'ex campione del mondo ed ex rivale di Parisi - e ci saremmo  risentiti nei prossimi giorni, perché anche lui sarebbe entrato a far parte della nostra nazionale di calcio dei pugili".

"In passato - racconta Rosi al telefono con l'ANSA - tra di noi i rapporti non erano stati sempre ottimi, ma da qualche anno  eravamo tornati ad essere grandi amici, perche' il pugilato è soprattutto amicizia e questo era lo spirito che c'era tra me e  Giovanni. Mi legano a lui tanti ricordi splendidi e sono questi che mi resteranno dentro per sempre".

"Allora è vero...". E' un sussurro  la voce di Franco Falcinelli, quando ha la conferma di una voce  che l'aveva già raggiunto: Giovanni Parisi è morto. Il presidente della Federpugilato è stato ct dell'olimpionico. Era con lui quando vinse la medaglia d'oro a Seul, categoria pesi piuma. "Sono sconvolto. Giovanni è stato uno dei miei più grandi atleti. La sua medaglia dell'88 ha un grandissimo valore, non solo sportivo. Quella fu un'Olimpiade straordinaria, in cui vinse quasi tutti gli incontri prima del limite. Nella finale mise fuori combattimento il romeno Daniel Dumitrescu. In qui Giochi io lo costrinsi a fare la categoria inferiore".

"Avrebbe voluto fare il peso leggero - ricorda ancora  Falcinelli - ma secondo me sarebbe stato chiuso da avversari  straordinari. Lo convinsi a fare il piuma e lui soffrì tantissimo per raggiungere il peso. Ma ce la fece, con la  grandissima forza di volontà che lo accompagnava e la  determinazione che gli veniva dal voler dedicare una medaglia  alla madre scomparsa da qualche mese. Si impose sacrifici enormi, con un regime alimentare e di allenamenti rigidissimo.  Mi resta il ricordo della sua professionalita' esemplare, si sottopose ad un lavoro durissimo. Questa notizia mi riempie di  dolore".

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