09 maggio 2009

La gioia del Giro: Felice Gimondi è veramente felice

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Edv

Il norvegese Edvald Boasson-Hagen guida il compagno Mark Cavendish

PIER AUGUSTO STAGI racconta lo stato d'animo di "Nuvola Rossa", presente alla prima tappa del Giro del Centenario: "E' bello essere qui, perché il ciclismo è davvero sport di memoria, ma anche i giovani amano conoscerlo"

di PIER AUGUSTO STAGI
direttore Tuttobici
da Venezia



Sorride, vede gente, stringe mani, racconta storie che gli aficionados di ieri e di oggi si bevono come un spritz. Felice Gimondi qui a Venezia è semplicemente Felice e lui è davvero felice di esserlo. «Il ciclismo è la mia casa e io ormai considero questi sportivi, amanti delle due ruote come gente di famiglia. Ho cominciato tanti anni fa, in sella alla Chiorda, poi alla Bianchi. Ho macinato chilometri, alla ricerca di vittorie. Sono state più le sconfitte che le vittorie, ma di soddisfazioni me ne sono tolte davvero tante, i miei tifosi con me».

Tifosi cresciuti nel mito del ragazzo di Sedrina. Ex ragazzi d'Italia che oggi al Giro ci arrivano con i figli cresciuti e i nipoti che cresceranno. «Il ciclismo, con tutti i suoi problemi e le sue magagne è ancora uno sport che aggrega. Un bicchiere di vino buono, un pezzo di salame, un "tocco" di prosciutto o formaggio, e poi via a raccontare. Perché il ciclismo è davvero sport di memoria e non solo perché è uno sport di vecchi, ma perché anche i giovani amano conoscere. Io amo anche il calcio, tifo da sempre per l'Atalanta, ma nel calcio di quello che è accaduto ieri interessa poco o niente, nel ciclismo no, la storia ha un suo perché, ha un valore profondo».

Felice è felice, al Giro d'Italia: la corsa degli italiani. «L'ho vinta tre volte, l'ho sognata tutta la vita. E' bello essere qui, in veste di osservatore, tecnico ed esperto».

A proposito: le piace il Giro del Centenario? «Moltissimo, lo trovo intrigante, proprio perché è fuori dagli schemi, imprevedibile, con le sue montagne senza mito, ma che sapranno dare emozioni ugualmente».

Un Giro pieno di interrogativi? «Sì, esattamente. Che Armstrong vedremo in queste tre settimane? E Basso, dopo due anni di inattività, sarà sempre lo stesso? E Cunego, sarà in grado anche lui di dire la sua o dovrà definitivamente abbandonare sogni di Grandi Giri. E ancora: Simoni, nonostante l'età, ce la farà a salire ancora una volta sul podio. E poi con quali ambizioni correranno Mechov e Sastre? E Leipheiemer, che è il mio favorito, saprà tenere ad alti livelli per tre settimane? Insomma, i punti interrogativi sono davvero tanti».

Se è per questo un punto di domanda c'è anche per il Giro del 2008: la Procura di Padova vuole riesaminare 82 campioni di sangue e urine. «E questo mi preoccupa e lo trovo anche molto ingiusto. La partita è chiusa, che bisogno c'è di riaprire tutto: resti chiusa. Non mi sembra giusto che si vada a rinvangare storie vecchie. Che sia il Giro 2009 a finire sotto la lente d¹ingrandimento, ma ciò che è stato archiviato, resti in archivio. Una cosa è certa: se si cerca, spesso si trova. Quello che trovo profondamente ingiusto è che si cerca con grande intensità e attenzione solo nel ciclismo, la stessa cosa non viene fatta negli altri sport. Un esempio? Agli internazionali d'Italia di tennis nessuno si è preoccupato di andare a fare un solo controllo a sorpresa. Avevano lì Nadal, sul quale da tempo si vocifera sul suo coinvolgimento nell'Operacion Puerto, ma niente è stato fatto: perché? Certo, il ciclismo ha solo da stare zitto, ne ha combinate più di Bertoldo ma le regole, secondo me, devono essere il più possibile uguali per tutti e non mi sembra che sia esattamente così».

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