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12 maggio 2009

Armstrong: sono qui al Giro per scrivere una storia nuova

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Lance Armstrong in piena azione al Giro: il texano è già protagonista, amatissimo dalla folla

PIER AUGUSTO STAGI a tu per tu con il campione americano, alla sua primissima esperienza in rosa: Al Giro c'è poco da fare tattiche, qui le strade sono toste, anche se leggo che mancano le grandi montagne. Il Giro è una corsa di gambe, il Tour è di testa

di PIER AUGUSTO STAGI
direttore Tuttobici
da San Martino di Castrozza (Tn)

 

"La differenza tra il Giro e il Tour? Della Grande Boucle conoscevo tutto, qui vado al buio". Lance Armstrong sintetizza così la sua prima esperienza rosa. Lui che è l'Uomo in giallo, l'uomo della programmazione, del dettaglio e dello studio approfondito, al Giro d¹Italia si affida all'istinto.

"Faccio un po' come voi italiani, insuperabili nelle intuizioni e nel cogliere l'attimo al momento giusto" ­ dice il texano. Certo, la frattura alla clavicola mi ha scompaginato non poco la marcia di avvicinamento al Giro. Avrei voluto provare qualche tappa, visionare qualche salita con tutta calma, ma questo contrattempo mi ha indotto a pensare solo a recuperare in tempo la condizione di forma per essere qui. E' stata davvero una prova contro il tempo, ma l'importante è esserci".

Braccialetto giallo della sua Fondazione Livestrong, quello rosa di Danilo Di Luca in favore dell'Abruzzo, Lance Armstrong non fa proclami e si limita ad osservare. "Bella corsa, con tanta gente, tanto calore e paesaggi bellissimi, ma anche tappe un tantino pericolose" ­ spiega. "Occorre, proprio per questa ragione, tanta lucidità e grande attenzione. Qui al Giro c'è meno pressione, al Tour la battaglia è molto più intensa, e anche le strade sono molto diverse. Al Giro c'è poco da fare tattiche, qui le strade sono toste, anche se leggo che mancano le grandi montagne. Il Giro è più una corsa di gambe, il Tour è di testa. Corsa snervante la Grande Boucle, corsa che devo imparare a conoscere il Giro".

Pedala nelle prime posizioni Lance Armstrong, si guarda attorno e si sente osservato: un osservato speciale. "E' normale che sia così, perché sperano tutti di comprendere quale sia la mia condizione di forma e anch'io sono curioso di scoprirlo". Classifica corta, per un Giro che è ancora lunghissimo. "Levy (Leipheimer, ndr) sta bene, io vivo alla giornata, senza fare programmi. L'obiettivo è stare lì, nelle prime posizioni, la squadra mi sembra molto motivata, gli avversari anche. Il mio favorito resta Basso, ma non trascurerei nemmeno Sastre e Menchov". Cunego e Di Luca? "Li conoscono poco, ma vedo che vanno forte, ma saranno queste prime salite a dare la dimensione delle loro ambizioni...".

Armstrong acclamato, atteso al foglio-firma come la vera vedette di questa corsa del Centenario. "E' bello il calore degli italiani, popolo passionale e generoso. Ho vissuto a Como qualche anno, sono stato benissimo e ci torno sempre volentieri in Italia. Da dilettante ho vinto la prima grande corsa a tappe da voi: la settimana Bergamasca. Correvo per la nazionale americana e quella fu per me una grande soddisfazione. La prima grande vittoria da corridore. La differenza tra Giro e Tour sta nel fatto che qui sento grande passione e affetto, al Tour, anche tra i tifosi si respira quella eccitazione che sfocia in una violenta tensione. Il Tour è corsa elettrica, il Giro una corsa dolce: non per questo meno dura".

Dicono che questo Giro abbia abbassato le montagne per farle un favore. "Ripeto, io queste montagne non le conosco ma ci sono, eccome che ci sono. E poi siamo noi gli artefici del nostro destino, siamo noi che costruiamo giorno dopo giorno la nostra storia. Io sono qui per scriverne una nuova, ma devo solo fare attenzione a non perdere il filo del discorso. Per il momento sono lì, ma il Giro non è nemmeno incominciato".

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