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13 maggio 2009

Di Luca quasi perfetto, Cunego non è più lui

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La maglia rosa Danilo Di Luca

I voti di PIER AUGUSTO STAGI ai protagonisti del Giro dopo la quinta tappa. Tenete d'occhio Ivan Basso: la montagna è bassa, ma lui fa vedere che può fare male ed è già lassù. E poi c'è Menchov, l'insidia numero uno per i nostri corridori

di PIER AUGUSTO STAGI
direttore Tuttobici
da Alpe di Siusi (BZ)



La montagna è bassa, ma Ivan Basso fa vedere che può fare male ed è già lassù. Due giorni di salitelle e salitine, nulla di che, ma la classifica è lì da vedere: dopo due giorni si contano i morti e i feriti. Siamo solo alla quinta tappa, ci assicurano tutti del fatto che il bello debba ancora venire, e quindi nella speranza di poter registrare qualche epica impresa, limitiamoci a dare qualche giudizio sui protagonisti di questo Giro del Centenario che esce da una due giorni tra alti e bassi.
 
Danilo DI LUCA. 9. Non gli diamo dieci solo perché il bello deve ancora venire e fino adesso di bellissimo si è visto poco. Ma Di Luca probabilmente non poteva fare più di quello che ha già fatto. Una crono spettacolare (Lpr Vini Farnese quarta a Lido di Venezia), una vittoria di tappa (San Martino di Castrozza) e un secondo posto all¹Alpe di Siusi.
Esemplare.
 
Thomas Lövkvist. 7. Il ragazzo svedese studia di grande. Un giorno in rosa, ma è lì a lottare con i big. Ha la stoffa per fare bene, la testa è di quelle che fanno la differenza. Unica incognita: saprà tenere tre settimane?
 
Michael Rogers. 7. L'australiano vola a cronometro e si difende in salita.
Li osservatori più esigenti lo considerano un buon corridore che ha almeno una giornata di black out, nella quale getta tutto alle ortiche. Lui sembra più motivato e più magro. Dicono che salterà. E¹ un canguro ed è convinto di saltare anche lui: in avanti.
 
Levi Leipheimer. 7. E' l'americano buono, anche se in sella alla sua bicicletta sembra uno scarabocchio. Non ha mai vinto nulla di importante, è uno che a cronometro fa davvero male. Come la sua nazione è da scoprire.
 
Denis Menchov. 8.
Da italianista è quello che più mi fa paura. Due Vuelta le ha già vinte, un anno fa è andato forte sia al Giro che al Tour. Sa andare forte in salita e a cronometro. In gergo i corridori dicono che è  «un
cagnaccio»: non molla mai. Speriano che molli.
 
Ivan Basso. 8. Torna dopo tre anni di assenza al Giro d¹Italia e dimostra al mondo intero che sa ancora pedalare a grandi livelli, con quelle andature massacranti che spesso, come all¹Alpe di Siusi, fanno davvero la differenza.
Per il momento poche salite e anche un tantinello basse, per Basso. Più avanti non ci sono né i Mortirolo né tantomeno le Marmolade, ma ha una squadra (la Liquigas) molto ben attrezzata e lui ha tanta di quella voglia da far diventare in pendenza anche la pianura.
 
Carlos Sastre. 7. Si nasconde come pochi, grazie alla sagoma bonsay e al suo modo speculativo di correre. Furbo, tenace, caparbio, un anno fa si è messo nel sacco Evans e i fratelli Schleck vincendo il Tour. Guai a sottovalutarlo.
 
Franco Pellizotti. 5. Era la seconda punta della Liquigas, quello che avrebbe dovuto spaventare gli avversari più di Basso. Alla prima vera salita, non tiene l¹andatura del suo capitano. Ora resta da capire solo una cosa: quale sarà il suo ruolo?
 
Gilberto Simoni. 5. Quando parla non si capisce quello che intendere dire.
Quando pedala si comprende chiaramente che è solo la brutta copia di quello che conoscevamo un tempo. Parli meno, oppure sia più chiaro e dica che in questo Giro non ha via di scampo.
 
Marzio Bruseghin. 5. Arriva alla prima vera salita e paga dazio, in maniera clamorosa. Un anno fa è salito sul podio di Milano, quest¹anno è già in affanno, anche se il Giro è ancora maledettamente lungo e il Bruse ha dalla sua la crono delle cinque Terre, nella quale può risalire la china. Da rivedere.
 
Damiano Cunego. 4.
Non è più lui, in Grandi Giri fa troppa fatica e gli altri fanno troppa differenza. Da tempo è combattuto dal dilemma: corse in linea o corse a tappe. Dopo l¹Alpe di Siusi, forse, avrà le idee più chiare anche lui.
 
Lance Armstrong. 5. Ha tante attenuanti e va meglio di tanti giovinastri che non hanno smesso un solo giorno di pedalare e correre. Va meglio di tanti pretendenti alla vittoria finale che non si sono rotti un mese fa la clavicola. E¹ però la brutta copia del vero Armstrong, quello dei sette Tour, ma da qui in poi può solo migliorare. Insomma, è qui per fare il corridore, non il turista.
 
Mauricio Soler. 5. Cade come pochi altri e in salita va come tanti altri.
Non fa la differenza e, francamente, pensiamo non possa farla.
 
Michele Scarponi. 6. Fa il suo sporco lavoro per Gilberto Simoni. Forse era meglio fare l¹inverso.
 
Stefano Garzelli. 4. Vale il discorso fatto per Cunego.

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