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14 maggio 2009

Non ci sono tappe da capoGiro, ma sarà durissima farcela

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La grinta di Levi Leipheimer, uno dei favoritissimi alla vittoria finale di questo Giro molto speciale

PIER AUGUSTO STAGI fa le pulci alla corsa. Ci sono poche montagne e quelle che ci sono hanno storia misera, perciò sarà un Giro tattico, di nervi, di strategie e forza. Forza fisica e mentale. Ecco perché e chi può spuntarla davvero

di PIER AUGUSTO STAGI
direttore Tuttobici
da Mayrhofen im Zillertal (Austria)



Ci sono poche montagne, e quelle che ci sono hanno storia misera, altezze risibili e pendenze ridicole. Non sono tappe da capoGiro, non fanno tremare i polsi e probabilmente nemmeno le gambe di chi è avvezzo a ben altro, ma questo è e sarà un Giro tattico, di nervi, di strategie e forza. Forza fisica e mentale.

E' un Giro dispendioso, perché il percorso non agevola il lavoro dei pretendenti alla vittoria finale. Un esempio? Il Mortirolo o lo Zoncolan sono salite che spesso fanno paura solo a nominarle. Vette che inibiscono i corridori, i quali rinunciano alla battaglia: lasciano fare alle pendenze. Sono "facili" perché estremamente dure: chi ne ha va su, chi non ce la fa mette piede a terra. Sono elementari nella loro durezza. E lo stesso discorso vale per i tapponi, per le Dolomiti ­ quelle vere -, che hanno scritto pagine e pagine di questo sport.

E' un Giro che solo apparentemente è alla portata di tutti, che non intimorisce, che può essere anche preso sotto gamba, ma può fare molto male proprio perché chiunque si può buttare nella mischia, convinto di poter fare la sua bella figura. E' un Giro femmina: delicato e gentile. Ma può far molto male, come una ragazza che si trova sorpresa da un energumeno in un vicolo buio e si difende grazie alle sue inaspettate arti marziali.

D'altra parte basta dare un'occhiata alla classifica generale. Sei tappe e ritardi pesanti per molti dei pretendenti alla rosa finale. Alcuni di questi hanno probabilmente dovuto mettere la parola fine a qualsiasi tipo di ambizione. E' il caso di Armstrong, già a 3'34". E' il caso di Stefano Garzelli, che è a quasi sette minuti. Stesso discorso vale per Damiano Cunego, che è a 3 e mezzo dalla maglia rosa Di Luca. Sono bastate due salitelle, perché di salitelle si è trattato, e la classifica si è delineata e semplificata in maniera perfetta. Di Luca, Lovkvist e Leipheimer in rampa di lancio; Menchov, Basso e Sastre pronti a spiccare il volo, con i Bruseghin, i Pellizotti, gli Horner a  ricoprire il ruolo dei guastatori.

E' un Giro di fatica. Per informazioni chiedetelo a Ivan Basso, che non ama gli scatti, che si difende nelle crono, che avrebbe bisogno delle grandi pendenze e delle lunghe distanze. Quindi, per sognare la rosa, deve mettere la squadra alla frusta. Anche nelle tappe di trasferimento deve cercare di tenere alta l'andatura. E poi lui, Ivan, chiamato a dare qualcosa di più. Lunghi rapporti, alte frequenze, per tirare il fiato a tutti e sperare poi di dare il colpo del kappao nei tapponi di Monte Petrano e sul Blockhaus, con la speranza di sfruttare al meglio la super crono delle Cinque Terre, che dovrebbe sorridere più a gente come Leipheiemer, Menchov e Rogers, che al corridore varesino.

Non sarà facile per Ivan, capitano designato della nostra spedizione azzurra. Non sarà facile per il nostro ciclismo liberarsi dalla morsa straniera. Un Giro d'Italia che ricorda il Tour: poche salite e tanta crono che potrebbe incidere più delle montagne. Un Giro d'Italia che ricalca lo spirito della Sanremo: corsa talmente facile da essere per questo difficilissima da interpretare: soprattutto da corridori come Ivan Basso.

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