17 maggio 2009

Tutta colpa di Armstrong: mandiamolo a quel Paese

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Il corridore dell'Astana Lance Armstrong

CRISTIANO GATTI svela il retroscena che ha sconvolto la nona tappa, con la protesta dei ciclisti a Milano: Lance è il sindacalista del gruppo, da giorni guida i rivoltosi. Vuole un Giro più sicuro. In poltrona?

di CRISTIANO GATTI                    
inviato de Il Giornale
da Milano



Alla luce degli ultimi avvenimenti di Milano, gli organizzatori sfrutteranno la giornata di riposo per rivedere nei dettagli le prossime tappe, così da scongiurare ulteriori proteste dei corridori. Il problema è ormai chiaro: bisogna far di tutto per accontentare i capricci senili di Lance Armstrong, l’anziano leader sindacale del gruppo, da giorni alla guida dei rivoltosi.

Dopo aver preventivamente sterminato tutte le cime storiche del Giro, dal Mortirolo al Gavia, dallo Stelvio allo Zoncolan, dal Colle dell’Agnello al Pordoi, dopo aver deciso di regalare al vecchio Zio d’America una gigantesca cronometro al mare, lungo le Cinque Terre, gli organizzatori si sono improvvisamente accorti che non basta. Lance pretende di più. Vuole un Giro d’Italia più comodo e più sicuro.

A questo punto, si sta pensando a qualcosa che lo accontenti davvero, una volta per tutte. Scartata l’ipotesi estrema di pagargli il biglietto sulla Freccia Rossa, che gli permetterebbe di ridurre di molto i tempi di percorrenza Milano-Roma (da due settimane a tre ore), si sta valutando di stare ancora sul classico, con un percorso a tappe giornaliere, però notevolmente modificate, cioè senza salite, senza discese, senza curve, senza sprint, senza caldo e senza freddo. Qualcuno però teme che così si snaturi lo spettacolo rosa: tanto varrebbe allora caricarsi Armstrong su un divano e portarselo a spalle fino a Roma. La discussione è ancora molto accesa. Nelle ultime ore, tuttavia, sta prendendo sempre più piede un’ipotesi più realistica: anziché mandare Armstrong comodamente a Roma, comodamente mandarlo a quel paese.

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