18 maggio 2009

Ecco perché mettere in difficoltà il Giro fa comodo all'Uci

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Mark Cavendish della Columbia taglia per primo il traguardo della "inutile" tappa di Milano

PIER AUGUSTO STAGI spiega il "complotto" che sta dietro alla figuraccia di domenica a Milano. La corsa rosa che diventa sempre più appetibile a livello di diritti tv dà fastidio ai signori del Tour e ai loro alleati. E i corridori ci sono cascati in pieno

di PIER AUGUSTO STAGI
direttore Tuttobici
da Milano



Dopo lo show di Milano, il Giro si risveglia tramortito. Gli animatori del villaggio globale dissolti nel nulla (Lance Armstrong, Dario Cioni, Jens Voigt, Michael Rogers i più attivi), quelli che ci hanno messo la faccia (Di Luca su tutti), pronti a rivedere le proprie posizioni. «Forse abbiamo sbagliato qualcosa?». Chi fa marcia indietro e chi dietro ci è rimasto volutamente e ora se la ride.

Se la ridono il texano dei record, se la ride il governo mondiale della bicicletta (UCI) che da anni è in contrasto con gli organizzatori del Giro, se la ridono anche oltralpe i cugini del Tour de France. I francesi, è noto, sono dei veri fenomeni. Per anni hanno combattuto una battaglia acerrima contro l'Uci che voleva scippare loro i diritti televisivi della Grande Boucle, da rivendere nel mondo (il concetto Pro Tour è difatti questo: l'Uci che vende in nome e per conto degli organizzatori tutti i diritti tv, per poi dividere gli introiti con team di prima fascia). Una lotta durata tre anni, senza esclusioni di colpi, con il Tour a guidare la rivolta e il Giro e la Vuelta dietro a supportare i cugini francesi.

A settembre dello scorso anno, la grande alleanza: i signori Amaury, che sono i proprietari di tutto il carrozzone francese, siglano la santa alleanza con l'Uci e il Giro resta spiazzato con il cerino in mano. Tra il Tour e l'Uci scoppia l'amore, il Giro resta in un cantuccio, mentre quelli della Vuelta non se la passano poi male, visto che il Tour compra il 40% del Giro di Spagna.

Cosa c'entra tutto questo con quello che è accaduto ieri a Milano? Centra, eccome. Armstrong fa la prima donna "pro dromo sua", ma questa azione viene cavalcata immediatamente da Jens Voigt e da Dario David Cioni, consiglieri del sindacato dei corridori mondiali, da sempre molto vicini al governo mondiale della bicicletta. Mettere in difficoltà il Giro fa comodo all'Uci che vuole togliersi la soddisfazione di fare un ulteriore dispettuccio a Zomegnan e compagnia, e al contempo si fa un favore ai francesi che negli ultimi anni hanno visto crescere in maniera troppo evidente e preoccupante il Giro d'Italia.

Insomma, la corsa rosa che migliora e diventa sempre più appetibile e mondializzata a livello mediatico non piace ai francesi e non solo a loro. Così, ancora una volta, i corridori si sono fatti trascinare dal gruppo, felici e garruli. "Finalmente siamo stati compatti", dicono loro felici. "Non abbiamo chinato il capo", rincarano orgogliosi. Ma se è per questo non hanno nemmeno provato ad alzare lo sguardo.

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