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19 maggio 2009

Sessant'anni dopo vive ancora il mito di Coppi e Bartali

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Un'immagine leggendaria: Coppi e Bartali, acerrimi rivali, che si passano sportivamente la borraccia in salita

Un librino di Curzio Malaparte, tradotto dal francese e pubblicato da Adelphi, sulla coppia di campioni-rivali italiani più celebri di sempre. Simboli di due mondi alternativi. Da ricordare oggi, a 60 anni dalla vittoria di Fausto nella Cuneo-Pinerolo

"La lotta senza quartiere tra due campioni e tra due volti immutabili del nostro paese". Così, correttamente, l'editore Adelphi presenta la pubblicazione di una chicca inedita (un librino scritto originariamente in francese e ora tradotto per la prima volta) di Curzio Malaparte, Coppi e Bartali (56 pp, collana Biblioteca minima, bella prefazione di Gianni Mura).

E quale luogo è più indicato, per parlarne, di una pagina dedicata al Giro d'Italia. Per di più nella giornata della Cuneo-Pinerolo, la tappa vinto in modo leggendario dal Campionissimo (Coppi) nel lontano 1949, sessant'anni fa tondi tondi. Gino Bartali (1914-2000) e Fausto Coppi (1919-1960), due uomini, un simbolo: della rivalità, della dicotomia, del duello, sinonimo di sport, di sfida, di lealtà. Coppi, vincitore di cinque Giri d'Italia (dal 1940 al '53) e di due Tour de France (1949 e 1952), primo ciclista al mondo a ottenere due volte la storica doppietta Giro-Tour, recordman dell'ora nel 1942; vincitore di cinque giri della Lombardia (di cui quattro di seguito), per tre volte della Milano-Sanremo, di una Parigi-Roubaix, di una Freccia Vallone. Campione del mondo su strada a Lugano nel 1953 e su pista nell'inseguimento nel 1947, Fausto ha conquistato nella sua carriera 122 vittorie su strada e 83 su pista. Dire leggenda è dire nulla.

Scrive, magnificamente, Malaparte: "Mi ha sempre affascinato, nella vita degli assi del ciclismo, il loro precoce senso di predestinazione. Fin dalla più tenera infanzia, sanno che un giorno diventeranno campioni. Hanno dei sogni, delle visioni. Già all'età di sei, otto o dieci anni, ciascuno di loro sa che diventerà un fuoriclasse, e che un giorno vincerà la Milano-Sanremo, il Giro d'Italia, la Parigi-Roubaix, il Tour de France, una Sei Giorni. Ciascuno di loro, all'età di sei, otto anni, sa già che avrà un rivale, un nemico fraterno. Ogni Oreste, prima ancora di inforcare la prima bicicletta, sa già che avrà il suo Pilade. Ogni Girardengo sa che avrà il suo Ganna, ogni Binda il suo Guerra, ogni Bartali il suo Coppi...".

In breve, Bartali è campione di un mondo scomparso, è cattolicissimo, contadino, parla con la Madonna. Coppi rappresenta lo spirito Nuovo, è laico, razionale, scientifico, ironico. Ha un'amante pubblica, scandalo nazionale all'epoca. Curzio Malaparte li amava entrambi. Scrive: "C'è sangue nelle vene di Gino, in quelle di Fausto c'è benzina". Entrambi immensi campioni, uomini veri. Giusto ricordarli. Soprattutto nel giorno della Cuneo-Pinerolo.

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