19 maggio 2009

Addio a Fabio, l'ultima vittima di uno sport vagabondo

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Fab

Una foto-ricordo di Fabio Saccani al lavoro. Il fotografo è morto in un incidente stradale mentre si recava a Cuneo

PIER AUGUSTO STAGI ricorda il motociclista scomparso tragicamente in un incidente stradale mentre si recava a Cuneo per la decima tappa del Giro d'Italia. Vero appassionato di ciclismo, ha partecipato a 32 Corse Rosa e 11 Tour de France

di PIER AUGUSTO STAGI
direttore Tuttobici
da Pinerolo (CN)

 

Senza il Maddalena, il Vars, l'Izoard e il Monginevro, ma Cuneo-Pinerolo da questa mattina è soprattutto senza Fabio Saccani, imprenditore per professione, moto-moltociclista per passione. Una passionaccia, coltivata fin da ragazzino, con buone doti e grandi attitudini che lo portarono a vincere svariate corse nelle categorie minori. Fabio Saccani, 69 anni, reggiano di Rio Saliceto, sposato e padre di due figli, era soprattutto diventato negli ultimi 32 anni tanti sono i suoi Giri ai quali vanno aggiunti 11 Tour de France il centauro alato di Roberto Bettini, grande fotografo de «La Gazzetta dello Sport» e se mi consentite, di «tuttoBICI».

Un amico del gruppo, un dolcissimo e garbato signore che aveva lo spirito di un ragazzino. E' mancato questa mattina, schiantadosi alle 8 e mezza di mattina, mentre era intento a raggiungere, da solo, il ritrovo di partenza a Cuneo. Mancavano 6 chilometri. La strada dritta e scorrevole. Molto scorrevole. Troppo. Un camion con rimorchio che piega verso sinistra, Fabio lo tocca appena: è la fine. Tragica ironia del destino: il camion è di Reggio Emilia, la sua terra.

Storia di ordinaria vita quotidiana. Storie di uno sport di strada, fatto di gioie e di dolori, fatica e tragedie. Sport non protetto, a contatto della strada, della gente, della terra, del cielo e dell'aria. Sport davvero metafora di vita, che scorre veloce, senza rete di protezione. Sport che con la fatica genera gioie, ma non ci dispensa da giornate come quelle di oggi, dove in un attimo, un cuore si ferma e tanti altri possono essere spezzati.

La passione che alimenta il ciclismo si fa silenziosa e lieve, il dolore insopportabile e ingombrante. Solo sabato scorso abbiamo temuto per Pedro Horrillo, oggi lo sconforto più vero per una perdita preziosa, in un Giro che voleva essere solo festa, e fatica a celebrarla.

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