20 maggio 2009

Nuoto. Bocciati i costumi, l'Italia rischia di restare senza

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Addio record per Bousquet e Bernard. I loro body sono stati considerati fuori legge dalla Fina

A 2 mesi dai Mondiali di Roma il body ufficiale della Nazionale azzurra, il Jaked 01, non è stato omologato dalla Fina. Respinto anche l'Arena XGilde e i record del mondo su 100 e 50sl di Bernard e Bousquet. Nessun problema per il primato della Pellegrini

Ha il costume più veloce del mondo ma l'Italia rischia di restare nuda. A due mesi dai Mondiali di Roma il suo body ufficiale, il Jaked 01, non è stato omologato dalla Fina. Che dopo test effettuati a Losanna su 348 costumi, ne ha respinti 10 e rimandati 136, in attesa di nuovi esami da compiere entro il 19 giugno. Tra i bocciati il Jaked appunto e l'Arena XGlide dello strepitoso record di Bernard sui 100 stile lo scorso 23 marzo: il suo, quello di Bousquet sui 50 e altri tre primati del mondo, sono sospesi in attesa del giudizio definitivo, ma il rischio di cancellazione è alto.

La Federazione internazionale ha provato a mettere un freno alla tecnologia lo scorso 15 marzo a Dubai con il risultato di fare peggio: stabilendo nuove regole a partire dal gennaio 2009, quando la percentuale di poliuretano, materiale che favorisce il galleggiamento, non potrà superare il 50%, e lasciando in teoria per quest'anno libertà ai produttori. Ma si è di fatto contraddetta, sospendendo i body dei record perché potrebbero produrre bolle d'aria tra il tessuto e il corpo favorendo la galleggiabilità. La Jaked è pronta ad andare in tribunale, intanto però dovrà cercare di correre ai ripari per i Mondiali, fra due mesi, mentre fra un mese sapremo se cinque record del mondo saranno validi o meno. 

Il primato di Federica Pellegrini sui 200 stile libero a Riccione invece è già stato omologato, in quanto anteriore alla Carta di Dubai. Però anche lei non può star tranquilla perché subito dopo aver fatto il record con il Jaked, ha firmato con Mizuno e anche il nuovo costume giapponese in questo momento è sospeso. L'Italia del nuoto rischia proprio di restare a nudo.

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