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21 maggio 2009

Da superfavorito a figurante. Dura la vita per Armstrong

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Tutta la fatica di Lance Armstrong durante la dodicesima tappa del Giro d'italia

CRISTIANO GATTI analizza il Giro del campione texano: la sua è una corsa decorosa, però la vera questione riguarda i suoi espertissimi e quotatissimi cantori. Lo vedevano vincitore già in gondola, ma ora, finalmente, è calato il silenzio

di CRISTIANO GATTI
inviato de Il Giornale
da Riomaggiore (Sp)



Premessa fondamentale: Lance Armstrong, o meglio quel che resta in terza età di Lance Armstrong, sta correndo un Giro d'Italia decoroso. Detto questo, la vera questione dell'edizione centenaria riguarda i suoi espertissimi e quotatissimi cantori. Allora: prima della partenza di Venezia, per questa gente ispirata che scrive sui giornali sportivi e parla in televisione, Armstrong è un superfavorito. Come dimenticare certi toni: lo vedono benissimo già in gondola, durante la presentazione in Piazza San Marco, posizione aerodinamica perfetta e sguardo fiero da vincitore. Poi lo vedono benissimo nelle prime tappette di pianura, raccontando già la bella favola del vecchio Lance che torna. Difatti. Prime salite, abbastanza ridicole, ed ecco subito il vecchio Lance rotolare a valle.

Dopo queste musate, finalmente è il silenzio. Armstrong viene dipinto come un onesto reduce che "magari correrà un buon Tour". Così già andrebbe meglio, così sarebbe anche più rispettoso nei confronti di un reduce che sta azzardando l'impossibile. Purtroppo, dura poco. Nella tappa di Pinerolo, Lance si stacca sull'ultima salitella, ma scende poi benissimo in discesa. E loro: "Grande Lance, migliora dopo giorno, guai darlo già per vinto".

Basta poi la tappa successiva, verso Arenzano, per risentirli nuovi come prima: "Guarda Lance come scende dal Turchino (e ribadisco Turchino, n.d.r.), è in netto progresso, nella crono potrebbe persino fare l’impresa". Sì, Lance scende bene dal Turchino e loro lo vedono già dominare la crono delle Cinque Terre, come in effetti avrebbe tranquillamente fatto quattro anni e tre chili fa. Alla vigilia della grande prova, si accodano tutti: tecnici delle ammiraglie, ex come Cipollini, autorevoli commentatori della rosea e paludati telecronisti Rai. Lo presentano favorito. Come se le prove di questo Giro non fossero servite a niente. Come se lui in realtà non fosse un trentottenne che torna dopo tre anni di inattività, appesantiti da una frattura a poche settimane dal via.

Tutto questo non conta. A loro basta vederlo davanti in discesa. Il che, anziché rendergli omaggio, finisce inevitabilmente per trasformarlo in figura patetica: il superuomo che una volta ammazzava tutti in salita e a cronometro, adesso scatena gli entusiasmi in discesa. E’ una cosa triste, ma la colpa non è sua. La colpa è dei suoi cantori. Gente che va sempre in discesa, senza freni.

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