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22 maggio 2009

Zom il Patron, l'uomo che decide il Giro in discesa

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Angelo Zomegnan, alias Zom il Patron, il direttore del Giro d'Italia edizione speciale: senza le montagne

CRISTIANO GATTI è disperato: niente più montagne e salite. Cent’anni di battaglie epiche, un secolo di fatiche su e giù per cime tempestose e grazie a Zomegnan il grande Anniversario si gioca sugli abbuoni. Come nelle kermesse di mezza estate...

di CRISTIANO GATTI
inviato de Il Giornale
da Firenze



Ci sono molti eroi del nostro tempo, nella carovana del Giro d’Italia. Ma il più eroe di tutti resta a pieno titolo Angelo Zomegnan, lo stratega della corsa, noto nell’ambiente come Zom il Patron. Quest’uomo sta scrivendo una delle pagine più fulgide della storia rosa. Per celebrare l’epopea della corsa, cent’anni pedalati nella leggenda, ha deciso prima di tutto lo sterminio sistematico delle montagne più storiche e più celebrate.

Mortirolo, Gavia, Stelvio, Zoncolan, Pordoi, Colle dell’Agnello: in un territorio morfologicamente zeppo di cime prestigiose, Zom il Patron è riuscito nell’impresa di evitarle tutte. Standing ovation al talento naturale. E non è neppure tutto qui. Il bello sta venendo fuori adesso. Di fatto, dopo una simile opera di piallatura, il Giro si ritrova ad essere deciso in discesa. Quando va bene. Ma può pure essere che alla fine si decida addirittura con gli abbuoni. Di Luca, per fortuna italiano, ha difatti la fondatissima possibilità di rosicchiare il distacco che lo divide dalla rosa di Menchov proprio sfruttando i 20’’ quotidiani messi in palio dalla vittoria di tappa.

Ebbene sì: cent’anni di battaglie epiche, un secolo di fatiche su e giù per cime tempestose, e il grande anniversario si gioca sugli abbuoni. Come nelle kermesse di mezza estate. Come alla Tirreno-Adriatico. Colti da improvviso imbarazzo, gli espertissimi del Giro ci stanno però spiegando da giorni che la tappa di lunedì, nelle Marche, sarà qualcosa di terrificante. Dai loro racconti, il Mortirolo e lo Zoncolan ne escono praticamente come un ballo in maschera. Un nome solo incombe orrendamente sulla corsa: Monte Petrano.
Mortacci sua, e chi mai l’ha sentito il Monte Petrano? Ma che cosa diavolo è il Monte Petrano? Ma dove diavolo è il Monte Petrano?

Nessuno ne sa niente, ma tutti ne parlano. Questo Monte Petrano, che pure sarà una montagna rispettabilissima (a questo punto, disperati, speriamolo) è il Sarchiapone del Giro, come il celebre animale inventato dell’interminabile ed esilarante gag in treno tra Walter Chiari e Carlo Campanini. Nell’attesa di scoprirlo, questo Monte Petrano, sembra così di poter già tirare una prima conclusione. Questa: il Giro del centenario non vuole celebrare le leggende del Giro. In realtà, è solo un toccante omaggio di Zom il Patron nei confronti di due celebri comici, Chiari e Campanini. Due maestri, due colleghi.

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